Fonte: garbatella.splinder.com

C’era una volta una strega alla Garbatella. Ce ne sono parecchie! Esclameranno i nostri lettori riferendosi ad amiche, mogli o sorelle.

No! Una soltanto, vissuta molti secoli fa.

La storia del ritrovamento di un’antica tomba, molto particolare, ha alimentato parecchie ipotesi negli studiosi e qualche leggenda sta nascendo nel mormorio popolare.

Una vecchissima storia da brivido, che farebbe fare i salti di gioia a Dario Argento.

Nel 2006, durante alcuni scavi eseguiti tra via Cristoforo Colombo e via Padre Semeria, sono stati scoperti una serie di reperti archeologici.

Sembra che nel I secolo a.C. la zona fosse ricca di ville. Una necropoli, prese il posto delle costruzioni, dopo l’abbandono della zona residenziale verso il secondo secolo a.C. Le sepolture ivi ritrovate, erano, per lo più, di persone di umili origini, come schiavi o liberti. Tutte le tombe ritrovate, sono quelle tipiche romane di quel periodo a “cappuccina”, a “cassonetto” o a sarcofago di terracotta. Soltanto una risultava del tutto anomala.

Ad una profondità di tre metri e mezzo, chiusa in un rivestimento in piombo che non lasciava passare nulla: un vero mistero archeologico, fu rinvenuta la più strana sepoltura mai trovata a Roma.

Il tetto della tomba era costituito da tegole in terracotta per la copertura a “cappuccina” come quella che fu,. la prima tomba di S. Pietro. Il fatto singolare però, era che la tomba, fosse sigillata con estrema cura da una lastra di piombo, talmente ben modellata da chiudere ermeticamente qualunque spazio. All’interno, lo scheletro di una donna di circa 30 o 40 anni, alta un metro e sessanta, vissuta nel secondo secolo d.C. Presso il suo corpo, nessun monile od oggetto personale è singolare il fatto, che non avesse neanche la moneta per pagare l’obolo a Caronte, che veniva messa sempre, in tutte le sepolture. Si è trovato invece un solo vaso, contenente le ceneri di varie sostanze bruciate, messo sotto le gambe della donna.

Chi era costei? Per quale ragione era stata inumata in un modo così strano per le usanze romane dell’epoca? La prima ipotesi fatta, fu quella di una sepoltura sigillata, per una morte causata da un male contagioso. Da una prima analisi dello scheletro, questa ipotesi fu poi scartata. Una seconda ipotesi fu quella che la donna fosse una Strega, dotata di poteri malefici che dovevano rimanere imprigionati nei secoli futuri. Da qui le sostanze bruciate, per un probabile rito magico.

Le streghe esistevano anche ai tempi dei romani, che le chiamavano Strinx, un uccello rapace notturno dai poteri malefici. Accenni alla stregoneria si trovano in tutte le antiche civiltà, dall’etrusca, all’ebraica alla romana. Ovidio per esempio, nei Fasti, parla delle striges, donne-uccello originarie della Marsica, che dissanguano i bambini, dopo averli aggrediti nelle culle. Il più informato sulla magia nera è però Orazio, cui spetta il dubbio merito di aver creato, con Canidia, lo stereotipo letterario della strega, che in seguito sarebbe diventata la preda preferita dell’Inquisizione: una vecchia brutta, malvagia, sessualmente assatanata, manipolatrice di veleni e di sostanze disgustose, assassina e perversa.

Questi antichi riti si mescolarono poi con le nuove credenze cristiane, dando luogo alle streghe possedute dal demonio e bruciate nelle pubbliche piazze, dalla Santa Inquisizione.

Dopo aver letto la notizia, non vi corre un brivido lungo la schiena? La profanazione avrà forse risvegliato, malvagi poteri?

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