La verità? È altrove. All’insegna del New Age

 

La verità? È altrove. All’insegna del New Age di Franco Ferrarotti. Donzelli Editore

Il XX secolo si chiude in un crescendo di incertezza: i termini pratici e teorici delle prospettive future sembrano essere sempre più labili, mentre si fa più accentuata la rinuncia a ogni controllo razionale di sé e del mondo. All’insegna del new age è cresciuta, nel giro di pochi anni, una letteratura importante che invariabilmente proclama: ”La verità? è altrove”. Dove sia, nessuno sa dirlo, ma a nessuno sembra importare molto stabilirlo. Altrove, cioè dovunque, in nessun luogo.
Si assiste così a una rinuncia, tanto più serena in quanto né polemica né programmatica, alla nozione certa di verità. Preceduta da confusi e indecifrabili tremori, la galassia del pensiero new age irride a tutta la tradizione del razionalismo occidentale. Certo, la classica contrapposizione tra razionale e irrazionale non riesce a rendere conto di quell’ampia fascia delle esperienze umane che si situano nella zona dell’abitudinario, dell’a-razionale, in quella grigia ”radura” in cui si svolge il vissuto quotidiano. Ma proprio a partire da questa impossibilità di un dominio razionale su tutto e su tutti, il pensiero new age lancia la sua sfida antirazionalistica.

E’ una sfida di cui Ferrarotti individua i ”cattivi maestri” in alcuni pensatori post-razionalisti del secolo che si chiude, che l’hanno preparata e preceduta, primo fra tutti Gregory Bateson. Il mondo è potuto apparire, ai loro occhi, come un indecifrabile groviglio di eventi diversi che si assommano e si combinano fuori da ogni principio unitario. Posta in crisi non solo la comprensibilità, ma la stessa unificabilità dell’esperienza umana, ne consegue la caduta di ogni obbligo di coerenza interiore. E così il new age diventa un paravento dietro al quale nascondere una irresponsabile fiera dei comportamenti. Il programmatico ricorso alla emotività come unica chiave per le proprie scelte può scadere nella gratuità. I confini tra realtà e irrealtà possono farsi sempre più sbiaditi, e l’irrealtà diventare la ricetta a buon mercato per ogni fuga da sé.
Il terzo millennio rischia così di aprirsi sotto il segno di un neo-misticismo che peraltro non riguarda tutta l’umanità, ma solo il suo segmento più prospero, pronto a farsi plasmare da quei venditori di irrealtà che sono fra gli imperatori dell’etere, i nuovi padroni del mondo.

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