Ronald Rensink dell’University of British Columbia in Canada ha fatto vedere (sullo schermo di un computer) ad un campione 40 persone un susseguirsi rapido di immagini fotografiche.
Ogni immagine veniva mostrata per quasi un quarto di secondo ed era seguita da uno stacco. Certe volte le immagini successive erano identiche ed altre volte minimamente modificate. Nei test dove i ricercatori avevano manipolato l’immagine un terzo delle persone hanno detto di aver percepito cambiamenti, senza aver identificato quali fossero.

Il nostro sistema visivo può produrre una forte sensazione che qualcosa sia cambiato in una successione di immagini senza poter dire quale sia l’alterazione. Questa reazione può spiegare la convinzione che esiste un sesto senso e per dimostrarlo pienamente si useranno gli scanner che rilevano le immagini cerebrali.
La visione mentale non è solo un precursore della percezione visiva ma può rappresentare un fenomeno che accade in contemporanea con questa. La scoperta suggerisce che può esistere un meccanismo collegato all’attenzione sconosciuto in precedenza.
Ronald Rensink dell’University of British Columbia in Canada ha fatto vedere (sullo schermo di un computer) ad un campione 40 persone un susseguirsi rapido di immagini fotografiche. Ogni immagine veniva mostrata per quasi un quarto di secondo ed era seguita da uno stacco. Certe volte le immagini successive erano identiche ed altre volte minimamente modificate. Nei test dove i ricercatori avevano manipolato l’immagine un terzo delle persone hanno detto di aver percepito cambiamenti, senza aver identificato quali fossero.
Il nostro sistema visivo può produrre una forte sensazione che qualcosa sia cambiato in una successione di immagini senza poter dire quale sia l’alterazione. Questa reazione può spiegare la convinzione che esiste un sesto senso e per dimostrarlo pienamente si useranno gli scanner che rilevano le immagini cerebrali.
La visione mentale non è solo un precursore della percezione visiva ma può rappresentare un fenomeno che accade in contemporanea con questa. La scoperta suggerisce che può esistere un meccanismo collegato all’attenzione sconosciuto in precedenza.

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