Schwartzreport del 14.09.2007

Traduzione a cura di Daniela Rita Mazzella

STEPHANIE DESMON, Reporter – Baltimore Sun

Per anni i medici ci hanno ripetuto che la vitamina D ha effetti positivi sulle ossa, ma grazie a ricerche più recenti si è scoperto che una pillola di vitamina al giorno può allungarci la vita.

La scoperta, pubblicata ieri sulla rivista Archives of Internal Medicine, va ad alimentare la vasta letteratura medica già esistente sui benefici di quella che è comunemente chiamata la “vitamina del sole” essendo essa prodotta come reazione della pelle esposta al sole. Gli studi più recenti hanno messo in relazione la carenza di vitamina D con un elevato rischio di cancro, diabete e sclerosi multipla. Tale vitamina potrebbe avere un ruolo fondamentale nella riduzione delle malattie cardiache e nella prevenzione della preeclampsia in gravidanza.

“È una grande novità osservare gli effetti della vitamina D su organi diversi dalle ossa,” sostiene il Dr. Philippe Autier, coautore dello studio. “Si tratta di dosi di somministrazione del tutto normali. Non bisogna assumere 4 o 5 pillole al giorno”.

“Probabilmente vi libererete di tutte le altre” vitamine che conservate nell’armadietto delle medicine, ha detto Autier nel corso di una conversazione telefonica da Lione, in Francia, dove si occupa di ricerca presso l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. “Siamo a un buon punto. “

I consumatori si stanno abituando a sentir parlare dei nuovi benefici delle vitamine.

Un’equipe degli scienziati della Johns Hopkins ha segnalato che la vitamina C ostacola la crescita dei tumori nei topi. Negli ultimi anni alla vitamina E, al betacarotene e ad altri antiossidanti sono state riconosciute proprietà miracolose, ma in seguito a ricerche più approfondite, essi sono stati anche notevolmente riconsiderati. Un esperimento realizzato lo scorso anno dimostrò che in pazienti affetti da cancro del collo a cui venivano somministrate notevoli dosi di vitamina C, E e betacarotene si riscontrava una minore quantità di effetti collaterali nei trattamenti specifici per il cancro, ma il numero di coloro che morivano era il doppio rispetto ai pazienti a cui non venivano somministrate le vitamine.

Il passato ci insegna che “bisogna essere prudenti ” quando si parla di vitamine, afferma Edgar Miller, professore associato di medicina alla Johns Hopkins e ricercatore di antiossidanti:

“Credo che ci siano tutti i presupposti per consigliare l’uso della vitamina D a molte donne, in particolar modo quelle più anziane e quelle affette da disturbi alimentari. Tuttavia non conosciamo ancora le dosi adatte. Esiste un limite di beneficio oltre il quale l’uso di vitamina può diventare pericoloso? – Su questo aspetto è necessario compiere ancora attenti studi.”

Del resto, aggiunge, “tutto sembra deporre a favore della vitamina D.”

Le stime di Autier si riferiscono a 18 esperimenti relativi all’integrazione di vitamina D condotti su più di 57.000 pazienti e che valutavano dosi oscillanti tra le 300 e le 2.000 unità internazionali. Molti integratori disponibili in commercio contengono tra le 400 e le 600 unità internazionali. I pazienti che assumevano vitamina D erano soggetti a un rischio di morte per qualsiasi causa minore del 7 % rispetto a quelli che non la assumevano.

Sono tanti gli scienziati che sostengono la necessità di molti anni di ricerca per conoscere il ruolo della vitamina D nella diminuzione della mortalità.

Alcuni ricercatori ritengono che siccome oggi le persone trascorrono sempre più tempo in ambienti chiusi, in contrapposizione ai lunghi periodi trascorsi all’aperto quando la principale attività era l’agricoltura, essi avrebbero sviluppato una grave carenza di vitamina D. I livelli considerati normali negli USA rappresentano un quinto di 10.000 anni fa.

Il Dr. Cedric F. Garland, specialista della prevenzione del cancro presso l’Università della California, San Diego, sostiene che alcune forme di cancro, – poco diffuse ai tempi della vita di campagna – possono essere attribuiti alle carenze di vitamina D.

Secondo Garland la relazione tra la vitamina del sole e il cancro può essere osservata nei nuovi dati diffusi dalle Nazioni Unite, che mostrano i tassi di incidenza del cancro relativi a 177 paesi. Man mano che ci si allontana dall’equatore, i livelli di cancro aumentano.

“Le latitudini solari presentano incidenze sensibilmente più basse su forme di cancro al colon, al seno e alle ovaie. “Si tratta di un’associazione estremamente efficace con entrambi gli emisferi. Non c’altra spiegazione logica.”

Le più gravi carenze di vitamina D determinano il rachitismo, una malattia che indebolisce le ossa, sebbene esse non sia diffusa come agli inizi del 20°secolo. Nel 1922, un ricercatore della Johns Hopkins isolò il composto che combatte il rachitismo nell’olio di fegato di merluzzo, un trattamento piuttosto nuovo per quale tempo e lo chiamò “vitamina D”.

Non è facile assicurarsi una giusta quantità di vitamina D. Circa 10 minuti di esposizione al sole durante le ore più calde, con tanto di filtro protettivo, dovrebbero essere sufficienti per produrre la quantità necessaria. Tuttavia molte persone temono i raggi solari o non hanno possibilità di esporsi al sole durante il giorno. Gli Americani-Africani necessitano di una maggiore esposizione al sole, perché il colore della loro pelle rende più difficile la trasformazione della luce del sole in vitamina D rendendoli più vulnerabili.

Pesce, fegato e tuorlo d’uovo sono gli unici alimenti che contengono la vitamina D, sebbene molti altri alimenti ne siano ricchi. Eppure per ottenere sufficienti unità internazionali dal latte vitaminizzato sarebbe necessario berne due quarti al giorno.

“È impossibile assumerne la quantità necessaria alla nostra dieta,” sostiene Elizabeth Streeten, assistente alla Scuola di Medicina dell’università del Maryland.

Per molto tempo ha suggerito ai suoi pazienti di assumere 1000 unità internazionali o più al giorno.

“Per anni ho tentato di dare ai miei familiari interi flaconi di vitamina D.”

Molti ritengono che a livelli di vitamina D inferiori alle 10.000 unità internazionali al giorno non ci sia pericolo di tossicità. Il limite consigliato dalla National Academy of Sciences è di 2.000 unità internazionali e secondo Garland si potrebbe arrivare fino a 4.000 unità internazionali. Garland si aspetta cambiamenti positivi perché la ricerca “è in rapida crescita.”

Joan Lappe è una ricercatrice di osteoporosi alla Creighton University di Omaha, Neb che sta attualmente osservando gli effetti dell’integrazione di calcio e del calcio con la vitamina D sulle fratture da osteoporosi in 1200 donne di campagna in età postmenopausale. In uno studio pubblicato la scorsa estate lei e i suoi colleghi hanno scoperto che dopo 4 anni, le donne che assumevano calcio e vitamina D correvano un rischio minore del 60% di sviluppare il cancro rispetto al gruppo che assumeva placebo. Il gruppo che assumeva solo il calcio aveva un rischio ridotto del 47%.

Molti studi sono stati condotti anche su donne malate. Secondo Lappe bisognerebbe verificare anche su altri soggetti, come uomini e persone giovani, ma “i dati di cui disponiamo finora sono sufficienti a dimostrare che la vitamina D sia utile nella prevenzione del cancro.”

“È molto semplice, immaginiamo di prendere una vitamina per prevenire il cancro. È quasi troppo bello per essere vero.”

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