dallo SchwartzReport del 9 novembre 2011

Traduzione a cura della redazione di coscienza.orgErica Dellago

Finalmente anche le neuroscienze dimostrano la validità di quanto da sempre sostenuto dal nostro Umberto Di Grazia.


A poco a poco stiamo cominciando a capire… noi stessi. È un peccato che ciò che comprendiamo non diventi parte dei nostri programmi sociali.
Un ringraziamento a Sunil Verma.

Stephan A. Schwartz

DAVID EAGLEMAN – Discover Magazine

Solo una piccola frazione del cervello è dedicata al comportamento consapevole. La parte restante lavora febbrilmente dietro le quinte regolando tutto, dalla respirazione alla scelta del partner. In realtà, sostiene il neuroscienziato David Eagleman del Baylor College of Medicine, i funzionamenti inconsci del cervello sono così importanti per le funzioni quotidiane, che la loro influenza spesso vince sul pensiero cosciente. Per dimostrarlo, Eagleman prende in esame episodi storici poco conosciuti, l’ultima ricerca di psicologia, e misteri permanenti relativi alla medicina, rivelando i meccanismi bizzarri e spesso inspiegabili alla base della vita di tutti i giorni.

La teoria di Eagleman è esemplificata dalla confessione sul letto di morte di James Clerk Maxwell, matematico del 19mo secolo che sviluppò le equazioni fondamentali che definiscono in modo completo il legame tra elettricità e magnetismo. Maxwell dichiarò che “qualcosa dentro di lui” aveva fatto le scoperte; in realtà non aveva la più pallida idea di come fosse arrivato alle sue grandi intuizioni. E’ facile prendersi il merito dopo che ti è venuta un’idea, ma in effetti, i neuroni nel nostro cervello eseguono segretamente un’enorme quantità di lavoro prima che questo accada. Il cervello, sostiene Eagleman, esegue il suo spettacolo in incognito. O, come detto dai Pink Floyd, “C’è qualcuno nella mia testa, ma non sono io”.

C’è un abisso tra ciò che la vostra mente sa e quello a cui il vostro cervello può accedere. Pensate al semplice atto di cambiare corsia guidando un’auto. Provate questo esercizio: chiudete gli occhi, afferrate un volante immaginario, e ripercorrete i movimenti di un cambio di corsia. Immaginate di guidare sulla corsia di sinistra e di volervi spostare su quella di destra. Prima di andare avanti a leggere, provate davvero. Vi darò 100 punti se riuscirete a farlo in modo corretto.
Un compito abbastanza facile, giusto? Immagino abbiate tenuto il volante dritto, poi lo abbiate inclinato a destra per un attimo, e poi lo abbiate nuovamente raddrizzato. Nessun problema.

Come quasi chiunque, avete completamente sbagliato. Il movimento del ruotare il volante verso destra per un pò, e del raddrizzarlo poi di nuovo vi farebbe andare fuori strada: avete appena guidato dalla corsia di sinistra al marciapiede. Il movimento corretto per cambiare corsia è inclinare la ruota a destra, poi di nuovo al centro, e continuare girando la ruota quel tanto verso sinistra, e solo allora raddrizzare. Non ci credete? Verificatelo di persona la prossima volta che sarete di nuovo in macchina. E’ un compito motorio talmente semplice che non avrete alcun problema a compierlo nella vostra guida quotidiana. Ma se (sarete) costretti ad accedervi coscientemente, sarete confusi.

L’esempio del cambio di corsia è uno fra mille. Voi non siete coscientemente consapevoli della grande maggioranza delle continue attività della vostra mente, e neppure vi piacerebbe esserlo – interferirebbe con i processi ben oliati del cervello. Il modo migliore per rovinare il vostro pezzo per pianoforte è concentrarvi sulle dita, il modo migliore per uscire dal ritmo respiratorio è pensare al vostro respiro, il modo migliore per non colpire la pallina da golf è analizzare il vostro swing. Questa saggezza è evidente anche ai bambini, e la troviamo immortalata in poemi come “Il millepiedi confuso”:


Un millepiedi era felice, tranquillo;

finché un rospo non disse per scherzo:

“In che ordine procedono le tue zampe?”

Questo arrovellò a tal punto la sua mente,

che il millepiedi giacque perplesso in un fossato

riflettendo su come muoversi.

(Lao Tzu)

La capacità di ricordare atti motori come cambiare corsia si chiama memoria procedurale, o implicita – significa che la mente mantiene conoscenza di cose alle quali il cervello non può esplicitamente accedere. Andare in bicicletta, allacciare le scarpe, scrivere digitando su una tastiera, e parcheggiare la vostra auto mentre parlate al cellulare ne sono un esempio. Eseguiamo queste azioni con facilità, ma senza conoscere i dettagli di come lo facciamo. Saremmo totalmente incapaci di descrivere la coreografia perfettamente tempizzata con la quale i nostri muscoli si contraggono e si rilassano mentre giriamo in mezzo alla gente in un bar tenendo un vassoio nelle nostre mani, eppure non avremmo problemi a farlo.
Questo è la differenza tra ciò che il nostro cervello può fare e ciò a cui possiamo accedere consapevolmente.

Il concetto di memoria implicita ha una lunga, seppur poco conosciuta, tradizione. Agli inizi del 1600, René Descartes aveva già cominciato a credere che, anche se l’esperienza con il mondo esterno viene archiviata nella memoria, non si può accedere a tutta la memoria. Questo concetto fu ripreso alla fine del 1800 dallo psicologo Hermann Ebbinghaus, che scrisse che “la maggior parte di queste esperienze rimane nascosta alla consapevolezza eppure produce un effetto significativo che convalida la loro esistenza antecedente”.
Nella misura in cui la consapevolezza è utile, lo è a piccole dosi, e per tipi di attività molto particolari. È facile immaginare perché non vorreste essere consapevoli della complessità del vostro movimento muscolare, ma sarebbe meno facile intuirlo quando applicato alle vostre percezioni, pensieri, e credenze, anche questi prodotti finali dell’attività di miliardi di cellule nervose. Ora ne parliamo.

I SESSATORI DI PULCINI E GLI AVVISTATORI DI AEREI

Quando nascono i pulcini, le incubatrici commerciali separano di prassi i maschi dalle femmine, e la pratica del distinguerli per sesso è conosciuta come “sessaggio dei pulcini”. Determinare il sesso è necessario perché i due generi sono destinati a programmi alimentari differenti: uno per le femmine, che produrranno uova, e un altro per i maschi, destinati al macello vista la loro inutilità nel commercio della produzione di uova; solo pochi maschi vengono tenuti e messi ad ingrassare per la carne. Quindi il mestiere del sessatore di pulcini consiste nel prendere ogni pulcino e determinarne rapidamente il sesso in modo da smistarlo nel contenitore giusto. Il problema è che questo compito è notoriamente difficile: i pulcini maschi e femmine sono esattamente uguali nell’aspetto.

Beh, quasi esattamente. I giapponesi hanno inventato un metodo per distinguere il sesso dei pulcini conosciuto come “vent sexing” (sessaggio della cloaca), con il quale gli esperti possono accertare precocemente il sesso dei pulcini dopo un solo giorno di vita. A partire dal 1930, gli allevatori di pollame di tutto il mondo si sono recati in Giappone alla Scuola di sessaggio dei polli Zen-Nippon per imparare la tecnica.
Il mistero sta nel fatto che nessuno sa spiegare il metodo in modo esatto e preciso. E’ in un certo qual modo basato su indicazioni visive molto sottili, ma nessun sessatore professionista sarebbe in grado di descrivere a parole queste indicazioni. I sessatori osservano il posteriore del pulcino (dove si trova la cloaca) e semplicemente sembrano sapere il contenitore giusto dove smistarlo.
Ed è così che i professionisti insegnano agli studenti il sessaggio. Il maestro sta in piedi al di sopra dell’apprendista e osserva. Lo studente prende un pulcino, ne esamina il posteriore, e lo smista in un contenitore o nell’altro. Il maestro dà il suo feedback: sì o no. Dopo settimane finalizzate a questa attività, il cervello dello studente è addestrato a un livello magistrale, anche se inconscio.
Una storia analoga si svolgeva a oceani di distanza. Durante la Seconda Guerra Mondiale, sotto la costante minaccia di attentati, gli inglesi avevano un grande bisogno di distinguere gli aerei in arrivo con rapidità e precisione. Quali aerei erano inglesi di ritorno a casa e quali tedeschi venuti a bombardare? Molti appassionati di aeroplani avevano dimostrato di essere eccellenti “avvistatori”, così i militari impiegarono con entusiasmo i loro servizi. Questi avvistatori erano così preziosi che il governo cercò rapidamente di arruolarne di più; ma si rivelarono rari e difficili da trovare. Allora il governo affidò agli avvistatori il compito di formarne altri.
Fu un tentativo inutile. Gli avvistatori provarono a spiegare le loro strategie ma non ci riuscirono. Nessuno riuscì a capirle, neppure gli avvistatori stessi. Come i sessatori di pulcini, gli avvistatori non avevano idea di come facevano; semplicemente “vedevano” la risposta giusta.
Per niente ingenui, gli inglesi alla fine compresero come formare con successo nuovi avvistatori: per “tentativi e feedback” sugli errori. L’apprendista azzarda un’ipotesi e l’esperto dice sì o no. Alla fine i principianti diventarono, come i loro mentori, vessali della misteriosa, ineffabile esperienza.

IL GAP DELLA CONOSCENZA

Può esserci un ampio divario tra conoscenza e consapevolezza. Quando esaminiamo capacità non riconducibili all’introspezione, la prima sorpresa è che la memoria implicita è totalmente separata dalla memoria esplicita: è possibile danneggiare l’una senza colpire l’altra.
Prendete in considerazione i pazienti affetti da amnesia anterograda, che non possono richiamare consapevolmente le nuove esperienze nella loro vita. Se trascorrete un pomeriggio cercando di insegnare loro il videogioco Tetris, il giorno dopo vi diranno di non aver alcun ricordo di questa esperienza, di non aver mai visto questo gioco prima – e, molto probabilmente, anche, di non avere idea di chi voi siate. Ma se osservate le loro prestazioni di gioco il giorno seguente, scoprirete che sono migliorati esattamente tanto quanto i non affetti da amnesia. I loro cervelli hanno imparato il gioco implicitamente: solo che la conoscenza non è accessibile alla loro consapevolezza. (È interessante notare che se svegliate un paziente affetto da amnesia durante la notte dopo che ha giocato Tetris, vi riferirà che stava sognando di coloratissimi blocchi che cadono, ma non avrà idea del perché).
Naturalmente, non sono solo i sessatori, gli avvistatori e gli amnesici a beneficiare dell’apprendimento inconscio. In sostanza tutto ciò che riguarda l’interazione con il mondo si basa su questo processo. Potreste avere difficoltà nel descrivere a parole le caratteristiche del modo di camminare di vostro padre, o la forma del suo naso, o del modo in cui ride, ma quando vedete qualcuno che cammina, guarda, o ride nello stesso modo suo, lo riconoscete immediatamente.

INTELLIGENZA VERSATILE

Una delle caratteristiche più stupefacenti del cervello – e soprattutto del cervello umano -, è la versatilità nell’imparare qualsiasi tipo di compito si trovi davanti. Date a un apprendista il sogno di stupire il proprio maestro in una sessione di sessaggio dei pulcini e il suo cervello dedicherà massicce risorse nel distinguere i maschi dalle femmine. Date a un appassionato di aviazione disoccupato la chance di diventare un eroe nazionale e il suo cervello imparerà a distinguere gli aerei nemici dalle giovani aquile locali. Questa versatilità di apprendimento rappresenta una gran parte di ciò che consideriamo l’intelligenza umana. Mentre molti animali sono appropriatamente chiamati intelligenti, gli esseri umani si distinguono per essere intelligenti in modo versatile, modellando i loro circuiti neurali affinché rispondano al compito da svolgere. E’ per questo motivo che siamo in grado di colonizzare ogni regione del pianeta, imparare la lingua del luogo dove nasciamo e affrontare sfide molto diverse come suonare il violino, fare il salto in alto, e azionare cabine di pilotaggio di navicelle spaziali.

UN BUGIARDO NELLA VOSTRA TESTA

Il 31 dicembre 1974, il Giudice della Corte Suprema William O. Douglas fu debilitato da un ictus che paralizzò il suo lato sinistro costringendolo su una sedia a rotelle. Ma il Giudice Douglas chiese di essere dimesso dall’ospedale adducendo la motivazione di star bene. Dichiarò che i rapporti sulla sua paralisi erano “una leggenda”. Quando i giornalisti espressero scetticismo, lui li invitò a unirsi a lui per una passeggiata, una mossa interpretata come assurda. Affermò anche di calciare reti sui campi di calcio con la sua gamba paralizzata. Come risultato di questo comportamento apparentemente ingannevole, Douglas fu licenziato dal suo incarico alla Corte Suprema.
Quello che Douglas stava vivendo è chiamata anosognosia. Questo termine descrive una totale mancanza di consapevolezza di una menomazione o malattia. Non è che il giudice Douglas stesse mentendo, il suo cervello effettivamente credeva di potersi muovere bene. Ma l’evidenza opposta non dovrebbe avvertire quelli affetti da anosognosia di un problema? Si è scoperto che il mettere in guardia il sistema delle contraddizioni si affida su particolari regioni del cervello, in particolare una, chiamata corteccia cingolata anteriore. Grazie a queste regioni che monitorano i conflitti, le idee incompatibili si tradurranno in vincita di una parte o dell’altra: il cervello o costruisce una storia che le rende compatibili oppure ignora una parte del conflitto. In particolari circostanze di danno cerebrale, questo sistema di arbitraggio può venire danneggiato, e a quel punto il conflitto può non causare problemi alla mente cosciente.

E ORA ALLA BATTUTA: IL VOSTRO SUBCONSCIO

Il 20 agosto 1974, in una partita tra i California Angels e i Detroit Tigers, il Libro dei Guinness dei Primati ha registrato la battuta di palla di Nolan Ryan a 100.9 miglia all’ora. Se elaborate i numeri, vi accorgerete che il lancio di Ryan parte dal monte di lancio e attraversa la casa base – 60 piedi, 6 pollici di distanza – in quattro decimi di secondo.
Giusto il tempo per i segnali di luce dalla palla di colpire l’occhio del battitore, passare attraverso il circuito della retina, attivare le successioni di cellule lungo le strambe superstrade del sistema visivo nella parte posteriore della testa, attraversare vasti territori verso le aree motorie, e modificare la contrazione dei muscoli che fanno muovere la mazza. Sorprendentemente, questa intera sequenza è possibile in meno di quattro decimi di secondo; altrimenti nessuno avrebbe mai colpito una palla veloce. Ma il fatto ancora più sorprendente è che la consapevolezza cosciente richiede più tempo di questo: circa mezzo secondo. Significa che la palla viaggia troppo rapidamente perché i battitori possano esserne consapevoli.

Non c’è bisogno di essere coscientemente consapevoli per compiere atti motori sofisticati.
Potete notarlo quando iniziate a schivare il ramo di un albero che si sta rompendo prima ancora di accorgervi che vi sta venendo addosso, o quando state già scattando in piedi prima di essere consapevoli dello squillo del telefono.

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