dallo SchwartzReport del 9 marzo 2011

Traduzione a cura di Erica Dellago

PAPPAS STEPHANIE, Senior Writer – LiveScience

Una buona notte di sonno è essenziale per memorizzare e consolidare quanto appreso durante il giorno – questo è quanto si sapeva. Ora, un nuovo studio sostiene che fare un pisolino prima è altrettanto importante per l’apprendimento.

Volontari che hanno fatto un sonnellino di 100 minuti prima di sottoporsi a un complesso compito di memorizzazione – svoltosi di sera – hanno segnato mediamente 20 punti percentuali in più nel test di memoria rispetto a quelli che non avevano prima fatto il sonnellino.

“Sembra davvero essere la prima evidenza di cui siamo a conoscenza che indica un beneficio proattivo del sonno”, ha detto a LiveScience il co-autore dello studio Matthew Walker, professore di psicologia e neuroscienze alla University of California, Berkeley.

“Non basta semplicemente dormire dopo aver imparato”, ha detto Walker. “Si è scoperto che ne abbiamo bisogno anche prima”.

Pisolini ricarica

Una ricerca precedente aveva scoperto che i sogni danno una spinta all’apprendere, con uno studio che indica che un pisolino della durata di 90 minuti può aiutare a trattenere le memorie nel lungo termine. Ma la ricerca di Walker, pubblicata questa settimana sulla rivista Current Biology, rivela che un’altra fase del sonno, chiamata NREM ‘movimento degli occhi non rapido’ è strettamente legata all’aumento dell’apprendimento ottenuto con un pisolino.

Walker e i suoi colleghi hanno reclutato 44 volontari – 27 donne e 17 uomini – invitandoli a recarsi al laboratorio del sonno a mezzogiorno. In primo luogo, ai volontari è stato assegnato il compito di memorizzare 100 nomi e volti. Poi è stato effettuato un test per verificare quanto bene ricordassero gli accoppiamenti volto-nome.

Successivamente, i ricercatori hanno fatto fare un sonnellino dalle 14.00 alle 15.40 a metà dei volontari. Gli scienziati hanno misurato le onde cerebrali di questi volontari mentre dormivano. L’altro gruppo di partecipanti è rimasto sveglio e ha svolto le attività quotidiane come di consuetudine. Alle 18.00, entrambi i gruppi hanno memorizzato un’altra batteria di 100 volti e nomi ed è stato eseguito un test sulla loro memoria. (L’esperimento è stato impostato in modo tale che quelli che avevano fatto il pisolino avevano un’ora abbondante per riprendersi dal sonno prima del test, ha precisato Walker.)

La prima importante scoperta, ha dichiarato Walker, è che la capacità di apprendimento cala col passare della giornata. I volontari che non hanno fatto il sonnellino sono peggiorati del 12 per cento ca. nel test della sera rispetto al test della mattina. (Walker ha presentato i risultati preliminari di questo effetto in una conferenza nel Febbraio 2010). Fare un sonnellino non solo inverte questo effetto, ma addirittura provoca una spinta della memoria: i partecipanti al test che hanno fatto il pisolino sono migliorati del 10 percento circa nel test della sera rispetto al test della mattina. Globalmente, la differenza di punteggio tra chi aveva fatto il pisolino e chi non è stata del 20 percento circa, ha detto Walker.

In secondo luogo, il monitoraggio delle onde cerebrali indica un responsabile dell’aumento della memoria: un breve e sincronizzato picco di impulsi elettrici chiamati “fusi del sonno”. I fusi del sonno durano circa un secondo e possono verificarsi mille volte a notte durante il sonno NREM. Persone che hanno una maggiore quantità di fusi, in particolare quelli che ne hanno di più sulla zona frontale del cervello chiamata corteccia prefrontale, hanno mostrato una maggiore ricarica nella capacità di apprendere dopo il pisolino, ha detto Walker.

Caricamento delle memorie

Walker e i suoi colleghi ritengono che i fusi del sonno lavorano per trasferire le informazioni dall’ippocampo – una piccola area nel profondo del cervello dove si formano le memorie – alla corteccia prefrontale, che funge da magazzino della memoria a lungo termine. L’ippocampo, svuotato, può incamerare nuove informazioni, ha detto Walker.

“E’ quasi come rimuovere la posta in arrivo dalla vostra posta elettronica in modo da poter ricominciare a ricevere nuove e-mail il giorno successivo”, ha detto.

Il sonno NREM e la frequenza dei fusi del sonno cambiano nel corso della vita di una persona, ha detto Walker. Le persone più anziane, per esempio, hanno un calo dei fusi del sonno, che suggerisce che l’interruzione del sonno potrebbe essere una ragione per la perdita della memoria prevalente nell’età anziana. I volontari di questo studio erano giovani adulti, ma i ricercatori sperano di studiare l’effetto dei fusi del sonno sull’apprendimento anche negli adulti più anziani, ha detto Walker.

La ricerca richiama inoltre l’attenzione sull’importanza del sonno, ha detto Walker. I fusi del sonno si presentano più spesso nella tarda notte, proprio nel momento in cui le persone che vanno al lavoro e a scuola si alzano, e quindi se ne privano, ha detto Walker.

“Da qualche parte tra l’infanzia e la prima età adulta, si abbandona il concetto che il sonno è utile”, ha detto Walker. Questo deve cambiare, ha detto: “Dormire significa fare qualcosa di molto attivo per cose come l’apprendimento e la memoria. Sono convinto che per noi come società sarebbe estremamente saggio se smettessimo di pensare al sonno come un lusso, ma iniziassimo a considerarlo invece come una necessità biologica”.

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