Mente&Cervello, febbraio 2008, n. 38

Da sempre l’uomo è affascinato da ciò che ragione e scienza non riescono a spiegare. Ma la ricerca sui fenomeni parasensoriali lascia ancora aperti troppi interrogativi.

Di Ulrich Kraft
Quando, nel 1610, Galileo volle dimostrare ai suoi colleghi dell’Università di Firenze che attorno a Giove orbitavano quattro lune, montò un cannocchiale e chiese loro di accertarsene con i propri occhi. Gli onorevoli signori, sostenitori della visione geocentrica dell’universo, declinarono l’offerta. Non era necessario controllare, dissero: la veridicità della loro teoria era nota.

Stefan Schmidt si sente un po’ come Galileo. Psicologo a Friburgo, studia fenomeni come chiaroveggenza, telepatia, telecinesi: in una parola, la parapsicologia. «Sarebbe meglio chiamarla parapsicologia sperimentale», precisa. «Studio effetti che per definizione non si accordano con le conoscenze acquisite». Schmidt deve sempre sostenere una dura lotta per vedere riconosciuto il proprio lavoro: molti suoi colleghi affermano che non c’è nessun bisogno di studiare più approfonditamente i fenomeni paranormali…

Dato che però Schmidt pensa che la ricerca sia davvero emozionante solo ai confini della conoscenza, si è laureato, a Friburgo, in una delle poche strutture al mondo che studiano il paranormale. Con metodi scientifici seri, sottolinea lo psicologo. Dopo lo scetticismo iniziale, oggi è quasi certo dell’esistenza dei fenomeni parapsicologici. «Nei dati riscontriamo anomalie», dice. «Qualcosa che non siamo in grado di spiegare». Sono, spera, le prove dell’esistenza di fenomeni ESP (da Extra-Sensory Perception, percezione extrasensoriale).

A elevare a oggetto di sperimentazione i fenomeni ESP fu Joseph Banks Rhine. All’inizio degli anni trenta, stufo di sentirsi raccontare storie di presunte capacità telecinetiche, lo psicologo della Duke University, nel North Carolina, si disse: cerchiamo di scoprire, in modo sistematico, se è davvero possibile agire sul mondo materiale con la forza della mente.