Dallo SchwarzReport del 10 luglio 2017
Traduzione a cura della redazione di coscienza.org – Marisa Menna

Ecco l’ultima ricerca sull’Alzheimer, è una buona notizia e un qualcosa che si dovrebbe prendere in considerazione adottandolo nella propria dieta.
Stephen Schwartz

La dieta mediterranea, ricca di cibi vegetali, è associata a una serie di benefici per la salute, inclusa una minore incidenza di demenza.
Ora i ricercatori della School of Medicine di Lewis Katz presso la Temple University (LKSOM) hanno identificato un ingrediente specifico che protegge dal declino cognitivo: l’olio extra vergine di oliva, componente importante della dieta mediterranea.
In uno studio pubblicato online il 21 giugno negli Annals of Clinical and Translational Neurology, i ricercatori dimostrano che il consumo di olio extravergine di oliva protegge la memoria e la capacità di apprendere e riduce la formazione di placche di amiloide beta e di grovigli neurofibrillari nel cervello – i classici marcatori dell’Alzheimer.

Il team della Temple ha anche identificato i meccanismi che sottendono gli effetti protettivi dell’olio extravergine di oliva. “Abbiamo scoperto che l’olio d’oliva riduce l’infiammazione del cervello ma soprattutto attiva un processo conosciuto come autofagia”, ha spiegato l’autore senior Domenico Praticò MD, professore ordinario presso i Dipartimenti di Farmacologia e Microbiologia e il Centro per la Medicina Traslatoria di LKSOM. L’autofagia è il processo attraverso il quale le cellule si scompongono e eliminano i detriti e tossine intracellulari, come placche amiloide e grovigli di tau.

Domenico Praticò MD, professore ordinario presso i Dipartimenti di Farmacologia e Microbiologia e il Centro per la Medicina Traslatoria, presso la School of Medicine di Lewis Katz della Temple University (LKSOM) Credit: Lewis Katz School of Medicine at Temple University

“Le cellule cerebrali dei topi nutriti con diete arricchite di olio extravergine di oliva hanno avuto livelli più elevati di autofagia e livelli inferiori di placche amiloidi e tau fosforilata”, ha detto il dottor Praticò.
Quest’ultima sostanza, tau fosforilata, è responsabile dei grovigli neurofibrillari, che sono considerati corresponsabili della disfunzione delle cellule nervose nel cervello, causa di sintomi di memoria nell’Alzheimer.
Studi precedenti hanno suggerito che l’uso diffuso dell’olio extravergine di oliva nelle diete delle persone che vivono nelle aree mediterranee è in gran parte la fonte dei molti benefici per la salute legati alla dieta mediterranea. “L’idea è che l’olio extravergine di oliva sia meglio di frutta e verdura da sole, e come grasso vegetale mono-insaturo è più sano di grassi animali saturi”, secondo il dottor Praticò.
Per studiare la relazione tra l’olio extravergine di oliva e la demenza, il dottor Praticò e i suoi colleghi hanno utilizzato un topo modello ben assodato di Alzheimer.
Conosciuto come modello triplo transgenico, gli animali sviluppano tre caratteristiche chiave della malattia: alterazione della memoria, placche amiloide e grovigli neurofibrillari.
I ricercatori hanno diviso gli animali in due gruppi, uno che ha ricevuto cibo arricchito di olio extra vergine di oliva e l’altro una dieta normale senza di esso.
L’olio d’oliva è stato introdotto nella dieta quando i topi avevano sei mesi di età, prima dell’insorgenza dei sintomi dell’Alzheimer.
Nell’aspetto generale, non c’era alcuna differenza tra i due gruppi di animali. Tuttavia, all’età di 9 mesi e 12 mesi, i topi della dieta arricchita con olio extravergine d’oliva sono risultati significativamente migliori su test progettati per valutare la memoria di lavoro, la memoria spaziale e le abilità di apprendimento.
Gli studi sui tessuti cerebrali di entrambi i gruppi di topi hanno rivelato notevoli differenze nell’apparenza e nella funzione delle cellule nervose.
“Una cosa che risaltava immediatamente era l’integrità sinaptica”, ha detto il dottor Praticò. L’integrità delle connessioni tra i neuroni, note come sinapsi, è stata conservata negli animali della dieta extravergine di oliva. Inoltre, rispetto ai topi della dieta regolare, le cellule cerebrali degli animali del gruppo olio d’oliva hanno mostrato un aumento drastico di attivazione dell’autofagia cellulare nervosa, che è stata in ultima analisi responsabile della riduzione dei livelli di placche amiloidi e di tau fosforilata.
“Questo è un risultato emozionante per noi”, ha spiegato il dottor Praticò. “Grazie all’attivazione dell’autofagia, la memoria e l’integrità sinaptica si sono mantenute e gli effetti patologici sugli animali altrimenti destinati a sviluppare l’Alzheimer sono stati significativamente ridotti. Questa è una scoperta molto importante, in quanto sospettiamo che sia una riduzione dell’autofagia a segnare l’inizio della malattia.”
Il dottor Praticò e i suoi colleghi stanno pianificando ora di studiare gli effetti dell’introduzione dell’olio extravergine di oliva nella dieta degli stessi topi a 12 mesi di età, quando hanno già sviluppato placche e grovigli. “Di solito quando un paziente vede un medico per sospetti sintomi di demenza, la malattia è già presente”, ha aggiunto il dottor Praticò. “Vogliamo sapere se l’olio d’oliva aggiunto in un momento successivo nella dieta può fermare o invertire la malattia”.

fonte: www.templehealth.org

Classifica 30 Articoli più letti sul sito