di Ezio Gagliardi

Specialista in scienza dell’alimentazione e genetica medica

Recentemente l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha chiesto al suo gruppo di esperti scientifici di individuare i pericoli biologici inerenti l’acquisizione da parte degli uomini di batteri resistenti agli antimicrobici (AMR) ed identificare le opzioni per ridurne l’esposizione.

Era opinione comune che la resistenza agli antibiotici veniva acquisita attraverso l’uso terapeutico degli stessi o dalla loro presenza residuale nelle carni e prodotti di origine animale; purtroppo le cose si sono complicate poiché la probabilità di venire a contatto con batteri resistenti ai vari antibiotici potrebbe essere abbastanza alta.

Non risulta ancora possibile una classificazione qualitativa dei prodotti alimentari (fino al punto di acquisto) come vettori di batteri AMR.(resistenti agli antimicrobici); dal momento che l’aumento della resistenza agli antimicrobici dei batteri patogeni e commensali è un pericolo per la salute pubblica, risultano necessarie ulteriori misure di controllo al fine di conoscere l’entità del fenomeno, per definirne il rischio e come affrontarlo.

Si riportano alcuni dati dalla letteratura scientifica.

• In Grecia nel periodo 1990-97 si è avuto un aumento di resistenza agli antibiotici in eguale misura in isolati animali ed umani, a differenza di altri paesi europei, dove quelli non umani sembrano meno resistenti; il 47,5% degli isolati umani rispetto al 49,1% di quelli animali erano resistenti a uno o più antibiotici (S. Typhimurium ed Enteritidis): per il primo il meccanismo è di tipo plasmidico, mentre per il secondo è a livello cromosomico. Con molta probabilità l’uso non appropriato degli antibiotici negli animali ha comportato l’aumento dei tassi di antibiotico esistenza; desta non poca preoccupazione l’isolamento di S.Typhimurium resistente alle cefalosporine di terza generazione (Eurosurveillance, vol. 6, issue 7,1 luglio 2007).

• Sono in aumento i batteri resistenti agli antibiotici; negli ultimi dieci anni si è allargato lo spettro di resistenza degli enterobatteri in base a una ricerca effettuata da un’equipe spagnola che ha confrontato i dati S I C U R E Z Z A A L I M E N T A R E

20 GENNAIO 2009 LE SCELTE DEL CONSUMATORE MANGIANDO DIVENTIAMO ANTIBIOTICO-RESISTENTI?

MANGIANDO DIVENTIAMO ANTIBIOTICO-RESISTENTI?

relativi ai ceppi batterici presenti nelle feci di 1200 pazienti ricoverati o assistiti ambulatorialmente in un ospedale madrileno nel 1991 con quelli relativi a ceppi batterici isolati in 400 pazienti nel 2003; si passa dallo 0,3% al 10% di resistenza agli antibiotici: cefalosporine di terza generazione e monobattamici (Il Pensiero Scientifico Editore 01/10/2003).

• Dai dati disponibili EFSA (febbraio 2006) c’è l’evidenza di batteri zoonotici (Salmonella, Campilobacter, Escherichia coli (VTEC) ed altri antibiotico-resistenti, da considerarsi come un serbatoio di resistenza antimicrobica negli animali e negli alimenti di origine animale e un rischio significativo di trasferimento diretto o indiretto di batteri resistenti all’uomo. I dati riportati mostrano percentuali di antibiotico resistenza significative che arrivano anche al 50% per alcuni antibiotici; in alcuni casi la resistenza si estende a più antibiotici.

• In ceppi di Salmonella Typhimurium isolati da alimenti di origine animale le percentuali di resistenza dei vari antibiotici può superare abbondantemente il 50% dei ceppi isolati. Resistenze
simili si hanno anche per altre matrici alimentari (Veterinary microbiology 128 (2008) 414 – 8). Ovviamente trovare le medesime resistenze anche per batteri più comuni e più facilmente riscontrabili nelle matrici alimentari renderebbe il problema molto serio e di non facile soluzione, in quanto il rischio per i consumatori di contrarre resistenze antimicrobiche diventerebbe elevato.

A livello di Comunità Europea è stata costituito un Sistema di Sorveglianza Europea sulla resistenza antimicrobica (EARSS). Nel 2007 per il nostro paese si riportano alcuni dei dati pubblicati su soggetti ospedalizzati e non:

ceppi di Escherichia coli resistenti ai fluoroquinoloni 25-50%
Aminopenicilline >50%
Aminoglicosidi 10-25%
Cefalosporine di 3rd gen 10-25%

Questi dati dimostrano come la popolazione italiana abbia acquisito una resistenza dell’Escherichia coli molto significativa che va dal 10 a più del 50% per i diversi antibiotici; tali resistenze vengono acquisite in maniera prevalente con l’uso di antibiotici a scopo terapeutico?

Non abbiamo ancora abbastanza dati che possano farci capire come i batteri resistenti presenti negli alimenti (patogeni e saprofiti) possano incrementare le percentuali di resistenza.

Non ci sono dati sulla resistenza agli antibiotici da parte dei batteri saprofiti, la quale viene acquisita con le stesse modalità dei batteri patogeni. In presenza di contaminazione secondaria tali batteri possono diventare ambientali e trasferirsi su altre matrici alimentari (contorni crudi, insalate); è abbastanza frequente nelle insalate tal quali trovare valori elevati di Escherichia coli, tali da richiedere il trattamento sanatizzante con soluzioni di cloro.

Ci sono buone probabilità (esiste un rischio reale e significativo) che il consumatore introduca durante il pasto un numero rilevante di batteri resistenti a uno o più antibiotici, i quali possono trasmettere tale resistenza alla flora batterica intestinale e quindi al nostro organismo, compromettendo successivamente una terapia antibiotica per uso terapeutico. Non conoscendo il rischio, per motivo precauzionale sarebbe opportuno selezionare la qualità degli alimenti anche in base alla resistenza dei batteri resistenti agli antibiotici soprattutto per le popolazioni immunodepresse (ospedali) o a rischio (scuole elementari, asili, ricoveri per anziani).

Il laboratorio “Analisi chimicomicrobiologico” di Roma (info@aliman- 2000.it) effettuerà alcuni screening sia su matrici alimentari di origine animale, sia su contorni crudi al fine di valutare l’antibiotico resistenza dell’Escherichia coli eventualmente presente. Sarebbe opportuno sostenere la ricerca.

■ S I C U R E Z Z A A L I M E N T A R E
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