Commento di Andrea De Pascalis

martello stregheNella valutazione storica del fenomeno costituito dalla caccia alle streghe, che ha investito l’Europa per quasi cinque secoli, è in atto da qualche tempo una tendenza revisionista che punta a ridimensionare le responsabilità della Chiesa, ad abbassare il numero presunto delle vittime, a limare la crudeltà delle procedure adottate nei processi. È esemplificativo, in questo senso, il volume La vera storia dell’inquisizione, di Rino Cammilleri, che si traduce in un incredibile elogio dell’Inquisizione e dei suoi metodi.

È pur vero che bisogna ritenere ormai superati certi studi sull’Inquisizione e sulla stregoneria maturati nel clima della polemica anticlericale dell’Ottocento, che parlavano di milioni di morti, di centinaia di migliaia di processi individuali e collettivi, di un accanimento giudiziario sempre e comunque privo di misericordia. Ma neppure è possibile, come ha commentato qualcuno, minimizzare fino al punto di trasformare una “leggenda nera” in “leggenda rosa”.

Chiunque, trovandosi schiacciato tra le due opposte tesi, voglia cercare di cogliere quale si avvicina di più alla realtà, ha a disposizione uno strumento importante per farsi un’opinione propria e di prima mano: l’edizione italiana del Malleus maleficarum, il più famoso e importante manuale inquisitoriale per la caccia alle streghe, opera di due domenicani tedeschi: Jakob Sprenger ed Heinrich Krämer (detto “Institor”), pubblicato per la prima volta nel 1486.

Leggere quelle pagine è come entrare nell’incubo, nel delirio, nella follia assoluta: il diavolo è ovunque, è lui che manovra per rendere sterili gli esseri umani, per fare morire i bambini, per distruggere i raccolti e gli armenti, per provocare malattie e pestilenze. Le strategie diaboliche si concretizzano grazie alle fedeli alleate di Satana: le streghe. È infatti prevalentemente tra le donne che il Maligno fa proseliti: né potrebbe essere altrimenti, visto che per Sprenger e Krämer il termine latino foemina trova la sua autentica etimologia nella contrazione dei vocaboli “fe” e “minus”, ovvero “che hanno minor fede”.

Sterilità, mortalità infantile, carestia, pestilenze sono in realtà i grandi mali dell’epoca, causa ed effetto della povertà. Addebitandone la responsabilità alle streghe, il manuale di Sprenger e Krämer fa delle donne il capro espiatorio di ogni calamità, e contro di loro aizza l’odio della comunità. A rischiare maggiormente la calunnia, la delazione, l’imputazione infamante e mortale sono proprio le donne più anziane, più povere, più sole, più indifese. Basta poco per far nascere un’accusa di stregoneria. Basta, ad esempio, che un bambino muoia e che la madre sconvolta dal dolore ricordi uno sguardo, un’attenzione, una frase rivolta al figlio da una vicina di casa con cui non è in buoni rapporti. O basta che una poveretta viva in disparte, o che non vada abbastanza spesso in chiesa. Le accuse sono spesso anonime, i testimoni a carico restano ignoti all’accusato, nessun avvocato si presta a difendere i presunti rei per paura di essere tacciato di complicità, quando occorre ci sono minacce e inganni per estorcere le confessioni, e se questi non bastano c’è una tortura ben dosata, che può essere reiterata per giorni e giorni a patto che eviti di far morire l’imputato.

È un meccanismo…infernale.

All’inquisitore tutto è concesso, anche di giurare solennemente che in caso di confessione renderà salva la vita al reo confesso, salvo, a confessione ottenuta, mandarlo ugualmente a morte. Di trucchi e violenze il Malleus è una vera antologia, come nelle pagine in cui si spiega che le presunte streghe devono essere spogliate e rasate in ogni parte del corpo, anche sul pube, affinché l’inquisitore possa ricercare sui loro corpi il sigillo del patto diabolico, un punto della cute insensibile al dolore, per trovare il quale si punzecchia la malcapitata.

Ma il tratto davvero saliente del Martello delle streghe, questo il titolo italiano del Malleus, è un altro: l’assoluta misoginia, il disprezzo e l’odio nei confronti delle donne. Un odio chiaramente patologico, tant’è che la traduzione italiana del Malleus reperibile in libreria è quella proposta per la prima volta nel 1977 dall’editore Marsilio, con prefazione dello psichiatra Armando Verdiglione, come testo esemplificativo della psicopatologia sessuale.

Difficile dar torto al professor Verdiglione: basterebbe citare il brano in cui si descrivono i differenti modi in cui le streghe si accoppiano con il diavolo, con la minuziosa analisi sulle caratteristiche fisiche del seme diabolico; o quello in cui si spiega come le streghe riescono a portar via agli uomini il loro membro virile, per poi farne una…raccolta che conservano in uno scrigno o, chissà perché, nei nidi degli uccelli sugli alberi. O ancora si potrebbe ricordare il brano in cui si raccomanda all’inquisitore di ricercare sul corpo dell’imputata un amuleto diabolico, verificando che esso non sia celato nei luoghi “più segreti e innominabili”. O un altro, in cui si consiglia di cercare di far piangere la strega, poiché “secondo quanto riferiscono antichi racconti degnissimi di fede” le streghe non possono versare lacrime, e il motivo di questo mistero viene rintracciato in un detto per il quale un’umile lacrima penetra il cielo e sconfigge il demonio.

Oggi si potrebbe ridere di questa raccolta di farneticazioni, mix di vecchie leggende popolari, superstizioni, ingenuità e fandonie di ogni specie messe in fila in veste di trattato “scientifico” organico. Si potrebbe riderne se non fosse che il Malleus ha avuto una diffusione sconosciuta ad altri manuali inquisitoriali precedenti, ad esempio quello di Bernard Gui sull’inquisizione degli eretici. Fatto è che il Malleus ha visto la luce negli anni dell’invenzione della stampa, e ciò gli ha assicurato numerose edizioni, e nei secoli successivi non poche ristampe. Il suo influsso nella persecuzione delle presunte streghe è stato dunque decisivo, tanto quanto la sua enorme notorietà. Bisogna inoltre aggiungere che il Malleus ebbe come viatico, come autorevole “raccomandazione”, una bolla papale: la Summis desiderantes affectibus, promulgata il 5 dicembre 1484 da Innocenzo VIII, con cui si accreditava la tesi di un’umanità ovunque assediata da Satana e dalle ignobili magie delle streghe, e si dava carta bianca agli stessi Sprenger e Krämer per inquisire gli alleati del diavolo nelle terre di lingua tedesca, ordinando alle autorità ecclesiali e civili di quei luoghi di proteggere i due inquisitori e collaborare con loro. Il Malleus, perciò, nacque con una patente pontificia di autorevolezza che nessun altro libro del genere ebbe né prima né dopo.

Tuttavia va chiarito che il Malleus, di per sé, non è l’unico responsabile della follia della caccia alle streghe. L’opera di Krämer e Sprenger è il prodotto maturo di un meccanismo che si era messo in moto circa tre secoli prima, con la caccia all’eretico, per consumare la quale con più efficacia era stata creata la prima Inquisizione. Non è un caso che, per affidare al braccio dell’Inquisizione la caccia alle streghe, si rese necessario assimilare teologicamente e giuridicamente il reato di stregoneria a quello di eresia.

Originariamente tutto si inquadra dunque, tanto nella caccia all’eretico quanto in quella alle streghe, in una volontà di controllare le coscienze, di assicurare l’ortodossia delle masse con qualsiasi mezzo. La tesi principale degli odierni difensori dell’Inquisizione è proprio questa: nei secoli del Medio Evo l’unità culturale dell’Europa è stata assicurata dal collante della religione cristiana; difendere e diffondere l’ortodossia, anche a caro prezzo, era l’unico modo per plasmare una civiltà europea. La cristianizzazione dell’Europa in quell’epoca non era poi così scontata: soprattutto nelle campagne, che guarda caso fornì l’humus della caccia alle streghe e delle leggende sul sabba, la fede cristiana era spesso epidermica, e talvolta conviveva con i residui di credenze magiche e di antichi culti.

Rispetto alla caccia all’eretico, però, la caccia alle streghe sembra aver oltrepassato il fine originario del controllo dell’ortodossia: per una serie di concause il meccanismo sfuggì di mano e diventò “epidemico”, non più nemmeno cattolico. La Riforma di Lutero, infatti, rigettò ogni cosa del cattolicesimo tranne la caccia alle streghe, che nei paesi protestanti continuò a mietere vittime più che nella stessa area cattolica, anche se lì l’Inquisizione non arrivava più. La stessa America puritana conobbe i suoi episodi, celebre quello delle “streghe” di Salem.

Tutti questi parametri vanno tenuti in conto nel considerare il fenomeno della caccia alle streghe e la natura del Malleus.

Un fenomeno che per certi versi resta ancora inspiegabile alla luce delle sue dimensioni e della sua durata, e perciò un fenomeno da soppesare con cautela: senza farsi prendere la mano dalla “leggenda nera” dell’Inquisizione, ma anche senza farsi guidare dalla voglia di cancellare responsabilità incancellabili, per le quali lo stesso Giovanni Paolo II, a nome della Chiesa, non ha esitato a chiedere pubblicamente scusa all’umanità durante il Giubileo del Duemila.

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