di Alessio Mannucci 
www.ecplanet.net

Anche il Principe Carlo si è espresso in merito alla minaccia dei “grey-goo” , i nanorobot auto-replicanti che in un prossimo futuro potrebbero diventare senzienti e moltiplicarsi incontrollabilmente fino a divorare la materia dell’intero pianeta (uno scenario fantascientifico noto come “ecofagia” portato sullo schermo nel film “Pianeta Rosso” e narrato da Michael Cricton nel suo ultimo romanzo “Preda”).
Da un pò di tempo a questa parte, si usa spesso il termine “nanobiotecnologia” per fare riferimento alla fusione tra vivente e non-vivente alle dimensioni della nano-scala per produrre materiali e organismi ibridi. I ricercatori sperano di giungere un giorno alla realizzazione su scala ridottissima di vere e proprie “nanofabbriche auto-replicanti”.

Il futurologo Eric Drexler, fondatore del Foresight Institute, nel suo libro “Nanosystem” del 1992, parlando di “fabbriche molecolari”, aveva teorizzato un dispositivo di dimensioni ridottissime dotato di un braccio robotico in grado di produrre qualunque oggetto in maniera estremamente flessibile. La plauisibilità di tale approccio è dimostrata dall’esistenza in natura del ribosoma. Il ribosoma produce le proteine utilizzate da tutti gli esseri viventi del pianeta. Un ribosoma tipico è di dimensioni relativamente ridotte (poche migliaia di nanometri cubi) ed ha la capacità di costruire praticamente ogni proteina possibile, attaccando aminoacidi (i “mattoni” che formano le proteine) l’uno all’altro in formazione lineare.
http://www.foresight.org

Si è espresso in merito anche il NIAC (NASA’s Institute for Advanced Concepts) con uno studio commissionato alla General Dynamics Advanced Information Systems, pubblicato il 5 giugno 2004, che dopo aver esaminato per sei mesi la simulazione di un “automa cellulare cinetico”, ovvero un sistema riconfigurabile composto di molti identici moduli, ha concluso che non solo la costruzione di un sistema molecolare auto-replicante è possibile, ma anche che esso potrebbe essere “meno complesso di un chip Pentium IV” e potrebbe vedere la luce nel 2014.
http://www.niac.usra.edu/files/studies/final_report/pdf/883Toth-Fejel.pdf

Eric Drexler, chiamato ad esaminare il progetto per valutarne la sicurezza, ha pubblicato il documento “Safe Exponential Manufacturing”, curato insieme a Chris Phoenix, del Center for Responsible Nanotechnology, affermando che che le nanomacchine non sono virali su grande scala e che la fabbricazione su nanoscala è interamente non-biologica e sostanzialmente sicura. Parlando dei “grey goo”, ovvero di nanomacchine ribelli, Drexler dice che sono teoricamente possibili secondo le leggi della fisica ma che “non siamo ancora in grado di costruire un costruttore universale”. Più che dai “grey goo”, Drexler e Phoenix sono preoccupati da abusi deliberati della tecnologia. Phoenix dice: “Non possiamo permettere l’uso irresponsabile di tecnologie di tale portata”.

L’intervento a sorpresa del principe Carlo, apparso sul quotidiano Independent di domenica 11 luglio, si inserisce dunque in un fervente dibattito sui possibili esiti catastrofici dell’impiego smisurato di nanotecnologie che negli ultimi tempi sta tenendo banco. La paura maggiore è che, siccome la nanotecnologia tratta particelle di ridottissime dimensioni, 50.000 volte più piccole di un capello umano, sia impossibile controllarne eventuali effetti dannosi sulla biosfera e sulla salute umana. I materiali basati su nano tecnologia sono soggetto di un ampio interesse scientifico e commerciale poiché presentano proprietà straordinarie che consentiranno la creazione di applicazioni tecnologiche, come i computer quantistici, di cui in teoria la società dovrebbe beneficiare. Ed infatti proprio quest’anno sono stati annunciati sia dal governo americano che dall’Unione Europea dei programmi speciali che prevedono un forte aumento degli investimenti nel settore. Ma chi ci assicura che l’impatto di questa nuova tecnologia non abbia ripercussioni catastrofiche sull’ambiente e sugli individui?

In Inghilterra, sia la Royal Society che la Royal Academy of Engineering sono al lavoro proprio per valutare tutti i possibili rischi nell’uso di nanotecnologie. Nelle prossime settimane è prevista la pubblicazione di un rapporto dettagliato.
http://www.nanotec.org.uk/

Il Principe Carlo cita il professore di ingegneria della Cambridge University, John Carroll, che ha invitato tutti i ricercatori a cercare di essere il più possibile comprensivi anche per i non-specialisti. La ricerca condotta dalla Royal Society mostra che solo il 29% della popolazione al momento comprende il termine “nanotecnologia”, e si tratta di quelli che sono generalmente ottimisti sul suo potenziale.

Nel valutare i possibili rischi e i possibili benefici, il principe si chiede se e in che modo lo sviluppo di tali tecnologie servirà a ridurre le distanze tra ricchi e poveri.

Dato che uno dei settori più interessati all’impiego di nanotecnologie è quello degli OGM (organismi geneticamente modificati). Almeno 200 compagnie di cibo transgenico stanno attualmente investendo in nanotecnologia per i propri prodotti commerciali: Ajinomoto, Campbell Soup, ConAgra, General Mills, H. J. Heinz, Kraft Foods, McCain Foods, Nestlé, PepsiCo, Sara Lee and Unilever, molte delle quali già tristemente note per affari sporchi e illeciti vari.

In Thailandia, scienziati di fisica nucleare della Chiang Mai University, hanno modificato il DNA del riso inserendo un atomo di nitrogen in modo da cambiare il colore del grano da proprora a verde. Monsanto, Syngenta e BASF stanno sviluppando dei pesticidi intelligenti (programmabili a tempo) composti da nanoparticelle.Con i fondi dell’ USDA (US Department of Agriculture), ricercatori della Clemson University stanno crescendo delle nanoparticelle bioattive come alternativa agli antibiotici per la produzione industriale di pollame GM. Una delle più grandi compagnie di pesce, la Clear Spring Trout, usa nanoparticelle per trattare trote di stagno. Kraft, Nestlé, Unilever e altri impegnano nanotecnologia per modificare la struttura organica del cibo creando ad esempio delle “bevande interattive” contenenti nanocapsule che possono cambiare il colore e il sapore. Oppure nanocapsule nutrienti e saporite da immettere nell’organismo (è la cosiddetta “nanoceutica”). BASF, Kraft stanno sviluppando nuovi nanomateriali per estendere la lunga conservazione di cibo e persino segnalare quando un prodotto và a male attraverso un colore cangiante. Nello Iowa, c’è chi pianta semi di grano geneticamente modificati dalla Meristem Therapeutics, una compagnia biotecnologica francese, per ottenere un enzima contro la fibrosi cistica. Altre compagnie sperimentano patate modificate contro l’obesità oppure tabacco denicotinizzato. È la cosiddetta “pharma crops” o “biofarmacia”, una fabbrica di OGM a scopo medico-alimentare-industriale.

Secondo Jim Thomas, dell’ETC Group di Oxford, un gruppo eco-attivista tra i più critici verso l’impiego smisurato di nanotecnologie: “il Principe Carlo si è mostrato molto sensibile nel ricordare che vi sono ancora troppi interrogativi senza risposta riguardo il controllo e la proprietà di queste tecnologie”.

Pat Mooney, direttore esecutivo dei quartieri generali dell’ETC a Ottawa, in Canada, ha replicato: “Trovo particolarmente significativo il fatto che anche il Principe Carlo, informato dagli studi della Royal Society, si sia appellato al principio precauzionale, invitando l’intera comunità scientifica ad un più ampio dibattito, ad una maggiore attenzione verso i rischi cui andiamo incontro e il possibile aumento del gap tra paesi ricchi e poveri. Di sicuro, la “nanoregolazione” in corso negli Stati Uniti darà grandi poteri a chi possiederà e controllerà l’industria nanotech”.

Secondo Hope Shand, direttore della ricerca alla base ETC di Carrboro, nel North Carolina, “stiamo già assistendo a monopoli industriali che attraverso i brevetti si appropriano dei blocchi costituenti della natura” (riferendosi ai brevetti genetici). Solo negli Stati Uniti, il numero di brevetti nanotecnologici assegnato annualmente è triplicato dal 1996. Ad usufruirne finora sono stati colossi come l’IBM, la L’Oréal, la Xerox, la Philips Electronics, la Sony, la Procter & Gamble, l’University of California, la Rice University, solo per citarne qualcuno. Il governo americano ha predetto che il mercato del nanotech arriverà entro il 2011 a quota mille miliardi di dollari.

Dal punto di vista dell’ETC Group, dunque, il discorso del Principe Carlo è un chiaro invito ad allargare il dibattito al di fuori delle nazioni Unite e della comunità scientifica,portandolo all’attenzione dell’intera società civile. Per l’ETC Group, più che dei “grey goo”, è lo spetto dei “green goo” (nanooroganismi geneticamente modificati) che deve essere più attentamente indagato. Nei prossimi mesi, l’ETC Group rilascerà una serie di comunicati sugli impatti socio-economici del nanotech incluse le principali implicazioni sul cibo e l’agricoltura dal titolo “Nanotech for Tummies”. Nel frattempo sono consultabili on-line:

Su “gray goo” e “green goo”
http://www.etcgroup.org/documents/livingcolorfinal.pdf

“The Big Down, From Genomes to Atoms: Technologies Converging at the Nano-scale” (una introduzione elementare alle nanotecnologie e un’analisi delle relative implicazioni)
http://www.etcgroup.org/documents/TheBigDown.pdf

“The Little BANG Theory” (una critica alla strategia della convergenza di nuove tecnologie)
http://www.etcgroup.org/documents/comBANG2003.pdf

“Size Matters!” (una introduzione ai pericoli delle nanoparticelle artificiali e una dettagliata analisi di tutti i prodotti che attualmente ne fanno uso)
http://www.etcgroup.org/documents/Occ.Paper_Nanosafety.pdf

“Nano’s Troubled Waters” (una breve analisi delle maggiori preoccupazioni riguardo l’impiego di nanotecnologie)
http://www.etcgroup.org/documents/GT_TroubledWater_April1.pdf

“Nano Governance” (una breve analisi riguardo le recenti politiche a favore del nanotech)
http://www.etcgroup.org/documents/globalgovfinal.pdf

“Nanoproducts” (un documento non ufficiale a cura dell’EPA – US Environmental Protection Agency – in cui sono elencati 100 prodotti commerciali basati su nanotecnologie
http://www.etcgroup.org/documents/nanoproducts_EPA.pdf