Nora Lux. Tra Arte e Alchimia
Il Templum

di Marisa Menna

“Il modo in cui lei fa vivere Gaia, attraverso un simbolo che è esoterico,
rimanda a Ermete Trismegisto,
a tutta la simbologia rinascimentale medievale e

a tutta un’intera tradizione esoterica.”
Luisa Valeriani

nora lux

Molto è stato scritto sull’alchimia e sul simbolismo, entrambi sono argomenti che da sempre affascinano l’essere umano.
Le loro applicazioni figurative le ritroviamo anche nel campo dell’arte.
Arte e Alchimia si sono da sempre intrecciate tra loro, entrambe condividono il principio fondamentale di purificazione e trasformazione, principi che permettono di viaggiare oltre il mondo del visibile e della creazione.
L’artista, come l’alchimista, ha il potere di distillare i propri elementi e comportamenti per creare un qualcosa di diverso e magico.
Entrambi utilizzano tecniche che lo portano a distaccarsi dal mondo materiale, a elaborare le proprie percezioni, a lavorare sugli elementi per creare delle opere, intraprendendo così (o proseguendo) il proprio cammino iniziatico.
Opere, quelle artistiche, che verranno poi esposte in un particolare momento e luogo appositamente scelti e studiati, perché anche il tempo e lo spazio fanno parte del percorso alchemico.
L’arte e l’alchimia ricercano da sempre la trasformazione.
La ricerca e l’elaborazione sono la base per la creazione di un nuovo linguaggio che rappresenta il cammino per raggiungere la pietra filosofale.
L’arte porta con sé i simboli sacri e della tradizione, figure e combinazioni di colore che provengono dalla forza creatrice rivelatasi a volte anche attraverso un sogno o un’intuizione particolare, dando voce così alla nostra parte profonda e istintiva che tenta di comunicare incessantemente con noi.
Come afferma il ricercatore psichico Umberto Di Grazia:

“L’ostacolo più grande alla nostra conoscenza viene da noi stessi, dalla nostra mente. Contrariamente a quanto si creda, infatti il pensiero logico e il linguaggio rappresentano un limite più che una risorsa. Nella natura delle cose non esistono le regole linguistiche, esiste un’altra Sintassi.”

Il rituale alchemico porta l’artista a intraprendere simbolicamente un viaggio nei sotterranei del suo “io”, a scoprirsi interiormente, a lavorare su se stesso e in seguito tornare alla luce resuscitando simbolicamente, dotato di una nuova consapevolezza.
Il viaggio lo porta a morire e rinascere in un ciclo.
Alla base di queste tipologie di opere possiamo ritrovare il richiamo alla Grande Madre, alla Natura, agli archetipi, ai miti, ai segni e simboli della tradizione (astrologici, cosmologici e tanti altri), al rito e alla Grande Opera alchemica.
Attraverso questi elementi l’artista compie il suo viaggio giungendo al suo centro, mettendo la sua energia al servizio della rinascita.
In queste opere possiamo trovare il richiamo al linguaggio ermetico e misterioso degli alchimisti.
Tutto il percorso è possibile solo grazie a una giusta conoscenza e a un attento intreccio degli elementi.

Il dialogo che compie l’artista Nora Lux su se stessa e verso il pubblico è un dialogo tra corpo femminile e incrocio di elementi alchemici e simbolici.
Nel suo operare, in fotografia come nelle performance, richiama la figura della sacerdotessa officiante che elabora gli elementi naturali per cercare di richiamare quell’energia estatica che l’accompagnerà durante il viaggio della creazione dell’opera. Opera che non è mai fine a se stessa.
Ogni progetto è un percorso propedeutico, è un viaggio che compie trasmettendo dei messaggi ben precisi e accompagnando il pubblico nella conoscenza di elementi arcaici.
L’artista, influenzata dalle teorie di Marija Gimbutas e dall’indagine di Erich Neumann sull’archetipo della Grande Madre, da quasi vent’anni con la tecnica dell’autoscatto e di azioni performative, lavora nelle cavità e nelle profondità della terra per narrare la storia del femminile nella nostra anima.
L’originalità di queste sue azioni consistono nell’essere veri e propri rituali di sintonizzazione con le energie dei luoghi, riti che possiedono la funzione di immergere l’artista nell’inconscio collettivo e nel consentirle di conquistare e trasmettere al pubblico frammenti di una nuova conoscenza.
La sua parte creativa richiama la sacralità dei luoghi e l’unione di più elementi mentre la sua parte logica è collegata al pensiero, alla ricerca e alla percezione visiva, fondamentali per lei gli studi di Wassily Kandinsky e Paul Klee.
E’ fotografa e nello stesso tempo lavora all’interno delle opere facendone parte.
Nelle sue fotografie osserviamo il dialogo tra il corpo femminile e la Natura, l’unione e il dialogo ciclico e continuo tra la luce e l’ombra, tra la vita e la morte.

Dalle grotte marine alle vie cave delle necropoli etrusche, dalla forza della Grande Madre alla discesa agli inferi, vive luoghi e momenti di un tempo eterno e di un presente continuo, richiamando quelle gestualità ancestrali che ritroviamo proprio nell’antropologia magica e che ci riportano sulla via dell’antica tradizione.
Come sappiamo l’utilizzo della fotografia ha la capacità di fissare un momento che può diventare eterno, nel suo operare l’artista cerca di non dominarlo, di farlo scorrere e creare con esso un altro universo, quello della Grande Dea.
Il suo lavoro prevede sempre un lento e progressivo avvicinamento alle condizioni ideali di scatto che avviene in diverse fasi, l’aspetto corporeo quindi fisico, quello intellettuale, psichico e il sovrasensibile lo spirituale, sempre in simbiosi con l’ambiente che la ospita.
L’immagine creata non sarà il traguardo, ma una delle tante manifestazioni del tutto. I luoghi scelti richiamano i quattro elementi simboli di profondità dell’inconscio.

L’originalità delle sue azioni consiste nel richiamare le energie dei luoghi attraverso riti che possiedono la funzione di immergere l’artista nell’inconscio collettivo e nel consentirle di conquistare e trasmettere al pubblico frammenti di una nuova conoscenza.
Dall’autoscatto alla performance c’è un sottile confine ,nel primo l’artista vive il luogo silenziosamente e intimamente, nella performance la sua visione è condivisa con il pubblico che fruisce e partecipa alla manifestazione dell’opera.
Negli ultimi sei anni le tematiche alchemiche sono state al centro delle sue opere. Il suo progetto “V.I.T.R.I.O.L.U.M.”, il processo di trasmutazione della Grande Opera alchemica, si è sviluppato in tre fasi, proprio come i tre processi alchemici: Nigredo, Albedo e Rubedo.
L’acronimo V.I.T.R.I.O.L.U.M. è notevolmente significativo nelle finalità dell’alchimista “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam” ovvero “Visita l’interno della terra, operando rettamente, troverai la pietra occulta, vera medicina”.

Il “visitare”, inteso come visitare se stessi nelle parti più nascoste e profonde, comporta una presenza, non un semplice pensare o intervento mentale, ma la partecipazione dell’interezza della persona, essere qui e ora.
Una presenza fisica con un’intensa motivazione nella ricerca che deve essere orientata all’interno dell’Uomo.
Visitare l’interno della terra presenta una grande pericolosità, perché ci si orienta verso un mondo sconosciuto, e immergendoci possiamo perderci nella nostra totalità o avere l’immensa ricompensa.
Questo “visitare” deve essere svolto attraverso il “rettificando” e cioè percorrendo la strada retta della virtù.
Lo scopo della ricerca viene indicato come il ritrovamento della pietra occulta, cioè nascosta.
E’ la pietra filosofale, una pietra di estrema preziosità, che possiede immensi poteri e permette quella trasmutazione dell’essere che giustifica il completo dedicarsi alla sua ricerca.

Le fasi di questo “viaggio” di riscoperta e rinascita sono tre.

Nella prima fase, Nigredo, Nora Lux ha affrontato per la prima volta un’azione performativa insieme ad un animale vivo, un corvo imperiale, all’interno della Galleria di Giancarlo Carpi e Raffaele Soligo.
Per l’artista, l’animale è saggezza istintiva, capacità di ascoltare e osservare entrando in relazione con la parte magica del nostro io.
La seconda fase, Albedo, curata da Francesca Pietracci ha avuto come scenografia gli ambienti di Palazzo Falconieri presso l’Accademia Ungherese di Roma.
Un’azione di grande forza visiva, nella quale l’artista ha interagito con un pavone bianco.
Per l’ultima fase del progetto Rubedo, curata da Lorenzo Canova, è stato scelto il volume rosso del MACRO che rappresenta un vaso contenitore.
Fase associata al Sole, al fuoco e allo spirito, l’artista ha scelto l’aquila come animale per interagire.
Il rapace è miticamente ritenuto in grado di fissare il sole, è l’elemento che giunge al centro spirituale.
Nelle performance, il rapporto con l’animale è condiviso con il pubblico, un rituale di sintonizzazione nel quale lo spettatore interagisce attraverso l’osservazione attiva.
Nel presentare le esposizioni e le performance l’artista dà vita ad un unico percorso interiore ed estetico, composto da cambiamenti, movimenti in continuo divenire.

Successivamente al progetto V.I.T.R.I.O.L.U.M. viene realizzato il progetto “Solve et Coagula” curato da Franz Prati e Plinio Perilli. Questo rientra sempre nel processo di studio e sperimentazione sulla natura, sull’essenza del femminino.
Prende il nome dall’intero processo di trasformazione alchemica che richiama i principi dello sciogliere e del coagulare, dello scomporre e del riunire gli elementi. Si è sviluppato in due momenti distinti ma connessi tra loro chiamati Mutaforma.
Il percorso vuole raccontare la storia del femminile nella nostra anima.
Un lavoro che inizia da un ciclo fotografico realizzato sull’isola di Ustica per poi creare azioni e performance attraverso le quali l’artista entra in totale sintonizzazione e armonia con il ritmo dei luoghi.
Gli elementi fondamentali come il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra si riuniscono nell’opera “la grotta segreta”, immagine portante di tutto il progetto a cui il poeta Claudio Damiani dedica una lunga e rilevante riflessione.
L’esposizione è stata realizzata presso la Galleria Canova di Roma di Fiorenza D’Alessandro, proprio dove il grande scultore Antonio Canova infornava le sue terrecotte.
Un luogo in cui veniva lavorata l’arte attraverso l’elemento del fuoco, la materia grezza dopo essere modellata può rinascere a nuova vita.

Oltre all’esposizione delle immagini è stata realizzata una performance in streaming (causa Covid-19); l’artista in compagnia di un Gufo, simbolo dell’intuizione e del vedere dove gli altri non vedono, è entrata in relazione con lui.
Ad accompagnare il tutto vi era il suono di un rombo preistorico, strumento da lei stessa suonato e registrato precedentemente.
Le parole e i suoni istintivi prodotti dall’artista e rivolti all’animale hanno creato una forte interazione simbolica.
Grazie allo streaming questo progetto artistico ha intrapreso una nuova modalità di comunicare.
E’ cambiato il mezzo ma non il messaggio e la direzione.
L’emergenza sanitaria Covid e le successive settimane di lockdown ha portato inevitabilmente a ripensare il concetto stesso di arte e della sua fruizione.

Il secondo momento di Mutaforma è stato realizzato all’aperto con un’immersione diretta nella natura.
La performance si è tenuta in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità.
Le immagini nella natura diventano performance online da condividere con il pubblico sulla piattaforma social Facebook.
Dalla caverna grembo, rappresentata dalla fornace, alla natura sacra e pura. Dall’oscurità alla luce con suoni profondi che richiamano le voci degli antenati.
I suoni anche in questo secondo appuntamento sono stati realizzati sempre da lei attraverso l’Udu, un antico strumento musicale a percussione, di origine pare Nigeriana, creato dall’argilla.
Secondo la tradizione questo strumento diventa un mezzo per richiamare spiriti, antenati e divinità, l’argilla da cui è composto viene raccolta in luoghi sacri e solamente le donne possono lavorare alla sua produzione e suonarlo.
Nell’opera diventa un simbolo centrale dei misteri di trasformazione del grembo primordiale, i suoni ancestrali si trasformano cambiando tono.
Alcuni studiosi hanno definito questo suono come “il suono del respiro della vita”.

Il progetto successivo UNUS MUNDUS In sei stanze, ha concentrato diverse perfomance artistiche tenutesi in sei date differenti.
L’intero progetto ha avuto notevole rilevanza mediatica dalla stampa nazionale. Sei stanze in 6 mesi, una al mese, che hanno accompagnato la seconda metà del 2020.
Azioni performative condivise online (causa Covid) immerse nella natura, in luoghi caratteristici, in concomitanza con date particolari come il Plenilunio, il Solstizio d’Estate e il Solstizio Invernale.
L’ultima stanza Sol Invictus curata da Lori Adragna, è la prosecuzione della lunga riflessione dell’artista sul senso della vita e del tempo in cui mette in rapporto il proprio corpo con i luoghi simbolici, la Magna Mater al Sol Invictus.
In tutti i suoi lavori vi è presente sempre una discesa e una risalita, una morte e una rinascita ciclica.
Il perdersi in un labirinto ermetico e il rinascere alla luce dopo un’elaborazione di tutti gli elementi nell’opera, lasciando andare ciò che non è più necessario possedere.
I colori, i luoghi, i richiami a icone particolari e l’ambiente tutto, una volta uniti in un’unica fotografia e in un unico istante, conducono e trasportano l’osservatore a percepire richiami ancestrali e a una immaginazione attiva in cui conscio e inconscio possono unirsi e dialogare.
Vi è un continuo equilibrio degli opposti e la presenza perenne di figure dell’antropologia magica.

Lo studio e la ricerca di luoghi particolari del nostro territorio ha portato l’artista a tenere gli ultimi due progetti TEMPLUM e TEMPLUM II in luoghi significativi e di grande importanza storica.
In particolare il progetto TEMPLUM si è tenuto in Puglia presso l’Area Archeologica di Passo Corvo di Foggia, un insediamento neolitico attivo fra V e IV millennio a.C., e il sito Archeologico Neolitico più grande d’Europa.
L’artista nella sua performance ha proposto la visione del tempio inteso come contemplazione che ripete simbolicamente il modello di cosmo, la fruizione dell’arte procede attraversando il perpetuarsi di tale atto nella dimensione del tempo oltre lo spazio.
Inizia un momento, è l’alba di un nuovo procedere in cui l’osservazione degli corpi astronomici è parte fondamentale di tutte le azioni performative che lo compongono.
In questo primo appuntamento l’Artista ha ripercorso la costellazione di Cassiopea, iconografia presente sul busto della statuetta della Dea Sciamana, e ai segni di ocra rossi, simbolo di sangue e di vita stabilendo una correlazione con la roccia amara di Vieste.

TEMPLUM II ha segnato un nuovo inizio per Nora Lux coinciso anche con l’uscita dallo stato di emergenza causato dal Covid 19 e il ritorno in territorio etrusco come scelta del luogo per la performance.
TEMPLUM II Movimento sulla Piramide Etrusca si è tenuto a Bomarzo in provincia di Viterbo in occasione della Giornata Mondiale della Terra.
Nella fitta vegetazione della Tuscia, in un’area ricchissima di reperti appartenenti al periodo etrusco l’artista romana ha ricavato una nuova pratica, che si muove al confine tra la simbologia e la consistenza dei colori.
Risalendo le scale della piramide con in mano una pietra rosso opaco ha invertito il rito di scolatura del sangue, rianimando simbolicamente le vittime sacrificali.
È come se dal sangue degli animali la loro anima fosse trasmigrata nelle pietre, che percorrono al contrario il destino infausto elevandosi in una nuova esistenza, simbolica e non solo in quanto incredibilmente reale.
In questa sua ultima performance ricca di gesti, simboli e richiami al sacro, Nora Lux prosegue il suo cammino di artista affidandosi a una metafora concreta e rafforzando il legame con il suo ventennale lavoro sui temi della Dea Madre e con la vita sotterranea del mondo etrusco.
L’artista riattiva la connessione perduta con l’imponenza del monolite-piramide-pietra e attraverso la resurrezione dell’ANIMAle.

Siamo giunti al Terzo capitolo del progetto TEMPLUM III, che aprirà l’importante evento sul Climate Change “Anthropos e Kainos” presso Ex Cartiera Latina, del Parco Regionale dell’Appia Antica di Roma a cura di Maria Rita Bassano Ferretti e Carlo Marchetti.  Con Templum III – Movimento sulla pietra nera – la Lux continua a porsi come interprete di un mondo arcaico con il quale, nell’era digitale, possiamo ancora confrontarci recuperando il valore del mito e il rispetto per la natura.
Qui, infatti, la Terra diviene simbolo che attraversa il mito passando per il principio spirituale del fuoco.

La Lux ripercorre attraverso il fiume Almone la storia antica della città, precisamente il culto della “Lavatio Matris Deum”, in cui la pietra nera simbolo di Cibele veniva immersa nelle sue acque.
L’artista, stabilendo una correlazione con la roccia lavica dei Colli Albani, scompone e riunisce il mito.
Diviene la Cerere chiamata anche la Nera, Demetra per i Greci e Vei per gli Etruschi.
Il nero è il colore della fertilità, che spiegherà in seguito il proliferare in Europa delle Celebri Madonne Nere, che non a caso erano dotate di virtù curative.
La Terra fertile di Cerere e la Lava vulcanica il cui principio è il fuoco si congiungono ma il sale della Terra è l’anima, “Quell’acqua divina, aqua permanens che dissolve e coagula” la sostanza arcana che trasforma e al tempo stesso è trasformata, la natura che vince la natura.

Fondamentali per la formazione dell’artista gli studi di Erich Neumann, Marija Gimbutas e James Frazer.
In particolare, Neumann s’interessò moltissimo della differenza tra struttura psicologica maschile e femminile.
Sensibile a tutti i processi mitici e creativi della psiche, nella sua concezione la creatività è una prerogativa del “femminile” e qui lui intende parlare di energie e non di individui.

Ogni persona, come disse anche Jung, ma soprattutto gli artisti, hanno un rapporto quasi privilegiato con la loro “Anima”, da questa miscela di connessione tra maschile e femminile può scaturire la creatività con naturalezza.

Marija Gimbutas, attraverso un geniale approccio interdisciplinare da lei denominato archeomitologia (incrocio tra archeologia, mitologia, linguistica, folklore ed etnologia), riporta alla luce la presenza centrale del femminile nella visione del sacro, i suoi studi spaziano dal Neolitico all’Età del Bronzo, nelle sue ricerche mostra i nessi dimenticati tra il mondo materiale e quello dei miti.

Frazer confronta miti e riti di ogni tempo e luogo differenziandole dalla religione racconta culture primitive e identifica il ripetersi di alcune costanti negli usi e nei riti dei diversi popoli.

Anche Maurizio Calvesi, noto storico e critico d’arte riconosciuto a livello internazionale, ha analizzato e riscontrato le relazioni e il legame tra l’arte e l’alchimia.
Nelle sue riflessioni ci ricorda che l’origine dell’alchimia si riallaccia a un mitico e antico pensatore, Ermete Trismegisto, e che dalla tradizione si è sviluppata senza alcun innovamento, anche se con infinite variazioni e mutamenti d’immagini, simboli e allegorie:

“Il mondo è un grande rebus e la chiave per risolverlo è la somiglianza, la rispondenza del basso con l’alto; dell’uomo stesso con Dio; e l’alchimista è, come l’artista, un uomo che ripete i processi di Dio e, nel ripeterli, se li spiega. Se il mondo è un rebus, l’opera d’arte, che il mondo riproduce anche per somiglianza di processi genetici e formativi, sarà a maggior ragione un rebus da decifrare.
Questo spiega, nel rinascimento, la frequenza di opere la cui iconografia è tanto complessa e volutamente oscura, e che talvolta si realizzano in un mondo formale che è esso stesso ermetico e simbolico”.

L’origine dell’Alchimia non è precisabile.
Mircea Eliade suppone che all’origine dell’alchimia sia l’intuizione di poter intervenire nel vivo dei processi della natura, rendendoli più rapidi. Il fascino dell’alchimia e dell’opera magica nasce proprio dall’ambiguità, dall’equilibrio tra pratico e teorico, fisico e psichico, fisico e sensibile e ciò che è spirituale, ideale, mentale, tra il basso e l’Alto.
L’Alchimia ha per finalità di constatare con ogni mezzo e forma la ciclicità dell’universo e della vita.
Il cerchio, simbolo centrale dell’alchimia, allude proprio alla ciclicità, alla corrispondenza di ogni punto con l’altro, infine all’unità.
Non a caso il simbolo del Sole è un cerchio con all’interno un punto centrale, punto necessario per mantenere un ordine costante altrimenti vigerebbe il caos. Ordine che ritroviamo nel metodo personale utilizzato nell’artista.
Gli autoscatti delle opere di Nora Lux sono realizzati rigorosamente con il timer, avvengono in luoghi specifici, ricchi di storia e di energia particolari, e i territori etruschi sono tra questi.
Inizialmente entra in contatto con il luogo che la ospita osservandolo e ascoltandolo.

Meditare è la sua prima fase. E’ risaputo che lo stato meditativo porta benessere fisico e psichico e una tipologia di onde cerebrali ben definite chiamate onde Theta.
Lo stato delle onde Theta è uno stato intermedio tra il sonno e la veglia, la nostra logica abbandona le sue difese e la sua rigidità per dar spazio alla nostra parte creativa e profonda.
Queste onde sono presenti durante il ciclo del sonno, nel sogno, nella meditazione e nel rilassamento profondo.
Una volta terminata la fase meditativa suona uno strumento particolare: il rombo preistorico che le permette di accedere alla sua parte più profonda e l’aiuta a staccarsi dal rumore di fondo dominante.
Questi e altri aspetti rituali le permettono di avere i giusti stimoli, introdursi nella sacralità del luogo e di attivare dentro di sé uno stato di coscienza alterato, stato raggiungibile come sappiamo dai numerosi studi, da chi fa un percorso di ricerca serio e ha i sensi educati a intraprenderlo.

Come spiega lo psicologo Charles T. Tart:

“Anche le potenzialità della nostra coscienza sono numerosissime, ma soltanto alcune di esse sono favorite ed impiegate, mentre di tante altre non se ne fa uso o perché sono inibite, o perché non si sa della loro esistenza, o perché si sono atrofizzate per il disuso. Alcune di esse però sono solo latenti e aspettano gli stimoli appropriati per emergere.”

I diversi stati di coscienza possono permettere all’artista di sentire maggiormente e profondamente la natura, le pulsazioni della terra, la forza degli elementi, la sensazione di unità con il Tutto e la consapevolezza del non-confine.
La creazione artistica e letteraria spesso si esprime anche attraverso intuizioni, visioni ed esperienze che si sviluppano in uno stato modificato di coscienza, oltre che nel sonno e nel sogno.
Ad ogni modo, sembra necessario possedere in modo innato una notevole capacità immaginativa.
Anche famosi scienziati hanno fatto notevoli scoperte in uno di questi stati. (Bruno Severi) La musica può svolgere un ruolo importante in questi casi. Nei miti e negli antichi testi è sempre descritta come custode di potere magico e di illimitata forza.

In tutte le civiltà il suono è l’energia primordiale responsabile della creazione di tutte le cose.
Inoltre il suono e la musica hanno da sempre rivestito nel corso della storia dell’umanità un valore metafisico.
Come ci ricorda il musicologo Stefano Leoni:

“L’equazione canto = armonia musicale = armonia degli elementi della Natura = concordanza delle idee = ordine e verità,…in realtà forma una catena molto logica del pensiero mistico.
Per Sun Tsien, storico della fine del secondo secolo avanti Cristo, la musica lega cielo e terra.
I riti e la musica manifestano la natura del cielo e della terra; penetrano fino alle virtù delle intelligenze soprannaturali, fanno scendere gli spiriti che stanno in alto e permettono di salire a quelli che stanno in basso.”

La musica è soprattutto un fenomeno culturale e la ritroviamo tra gli elementi utilizzati dagli sciamani, con ritmi e suoni particolari, come accompagnamento anche alla trance. (Per Lapassade il termine Sciamano richiama la religione di certe tribù della Siberia e della Mongolia caratterizzata dal culto della Natura e dalla credenza negli spiriti. Questa definizione è poi stata utilizzata ugualmente per definire atti simili presso altre popolazioni come in Africa del Sud. Termine che si è diffuso anche nei testi di antropologia e etnologia per assimilare lo stregone, il mago l’uomo medicina. Attraverso i suoi poteri riesce anche a risolvere problematiche della comunità di appartenenza. Per Mircea Eliade è il grande maestro dell’estasi, una delle forme della transe durante la quale si ritiene che la sua anima possa lasciare il corpo per intraprendere viaggi spirituali.
Stefano Zuffi definisce lo sciamano come un esperto della comunicazione estatica tra il naturale e il soprannaturale. Il suo compito è quello di trovare i mezzi più adeguati atti a risolvere una crisi già in atto o a prevenire crisi future.
Il rito sciamanico è un tentativo di risolvere i problemi del mondo naturale attraverso il contatto estatico con il soprannaturale. Lo sciamano non utilizza modelli coscienti e non può quindi nemmeno trasmetterli per mezzo di strutture di comunicazione razionali).

Ogni qualvolta che un rito magico raggiunge l’apice, afferma Marius Schneider, assistiamo a un canto, a una recitazione enfatica o mormorata, a un ruggito o a un grido, a un sibilo o ad altri suoni prodotti da questi conoscitori dei mondi invisibili. Il pensiero di Stefano Zuffi sul ritmo ci può aiutare a comprenderlo meglio:

“Il ritmo è l’architettura dell’essere, la dinamica interna che gli dà la forma; è la pura espressione della forza vitale. Il ritmo è lo shock che genera la vibrazione, è la forza che, tramite i sensi, afferra alla radice il nostro essere. Il ritmo si esprime attraverso i mezzi più materiali: mediante linee, colori, superfici e forme nella pittura, nella plastica e nell’architettura; mediante accenti nella poesia e nella musica; mediante movimenti nella danza.
Nella misura in cui s’incarna sensibilmente, il ritmo illumina lo spirito.”

Gli effetti benefici e la possibilità di arrivare ad attingere al potere dell’universo e della vita sono gli aspetti più importanti degli antichi metodi.
Il suono, il canto e la danza lo accompagnano nell’esperienza del viaggio, tutta la forza energetica che definiamo “potere” si muove nel corpo riattivando la propria forza istintiva e naturale.
Il movimento e l’espressione corporea sono un mezzo per staccarsi dalla mente e collegarsi al mondo naturale e a quello invisibile.
Anche il canto svolge un ruolo fondamentale, accompagna riti e cerimonie da sempre rappresenta l’unione tra il corpo fisico che vibra, grazie all’azione del cantare, e l’universo.
Nella cosmogonia dei Sioux ad esempio è attraverso il canto che i quattro déi del cielo (il Tuono, i Fulmini, il Vento e le Nuvole) separano gli elementi per organizzare il mondo dando forma alle montagne, ai fiumi, alle colline e a tutto il resto.
Una delle descrizioni che da Marius Schneider sul suono è la seguente:

“Il suono rappresenta la sostanza originaria comune a tutte le cose e a tutti gli esseri e poiché il suo svilupparsi in canto è la forza canora che muove il cosmo, il canto costituisce anche l’unico tramite per entrare in un rapporto reciproco, diretto e sostanziale, con le forze più remote.”

Il canto eleva il corpo e lo spirito. Quando si canta lo si fa con tutto il corpo, dopo aver ascoltato il proprio respiro e il proprio battito cardiaco. L’azione del cantare produce nella persona non solo l’emissione di fiato e di armonia ma anche l’emersione di vibrazioni che invadono ogni parte del corpo, dalle ossa ai tessuti, fa affiorare emozioni e può diventare un veicolo di comunicazione non solo con l’esterno ma anche con il nostro Io più profondo.
Un esempio è il canto armonico o difonico (in inglese Overtone Singing), un corpus di tecniche vocali che permettono di rendere percepibili gli armonici della propria voce.
In occidente a partire dal 1960 circa si è sviluppato un nuovo modo di cantare gli armonici con una voce più morbida e meno gutturale rispetto al passato.
In Italia è il maestro Roberto Laneri il precursore di questo nuovo approccio al canto difonico e l’artista Nora Lux ha appreso proprio da lui le tecniche, le metodologie e le proprietà del canto armonico. Entrare in contatto con questi armonici, che hanno coerenze, strutture e geometrie interne, apporta sicuramente grandi cambiamenti se praticati con costanza. Nora Lux prima dello scatto fotografico lavora anche con il canto difonico.
Questo le permette di attingere energie e frequenze particolari dalla forma della sostanza sonora creata e di osservare ciò che accade nel luogo che la ospita poco prima dello scatto.
Non solo. Oltre a rilassarla, a equilibrare l’emisfero sinistro con quello destro, la aiuta ad avere consapevolezza del corpo all’interno della scena che si rivela in particolari geometrie della natura e questo è ben visibile nelle sue opere fotografiche.

L’utilizzo di queste tecniche oltre a liberare la voce dalle sovrastrutture del linguaggio le permette di lavorare su una voce gutturale e la sua sensazione è quella di poter armonizzare il vagito del cosmo grazie al suo corpo che canta, creando e ricevendo immagini in connessione profonda con la terra.

Recentemente la sua ricerca sul suono la sta conducendo verso nuove esplorazioni portandola dai canti degli aborigeni australiani, ai Drudi celtici, ai Sami della Lapponia e della Norvegia anche attraverso l’uso delle percussioni. La sede sinistra del cervello l’intelligenza opera principalmente nello stato beta.
L’emisfero destro, preposto alle funzioni emozionali e intuitive rimane nello stato alfa.

Come la stessa Lux afferma: “Noi oscilliamo tra queste due metà del cervello con aumenti energetici che corrispondono al nostro agire nel mondo, beta e momenti di riposo e creatività, alfa. Al di sotto dello stato alfa e al di sopra dello stato delta del sonno c’è lo stadio intermedio quello delle onde theta in cui gli impulsi cerebrali vanno da 4 a 7 Hz, questo profondo stato riflessivo è simile al sogno si entra in uno stato altro di coscienza, in questo stadio l’esperienza visionaria è facilmente accessibile.
Attraverso il suono e il ritmo da quattro a sette colpi al secondo gli emisferi cerebrali si sincronizzano rallentano ed iniziano ad inviare impulsi tra i 4 e i 6Hz ed è qui nelle onde theta che troviamo lo spazio numinoso”.

In India sui Mantra e i Tantra della cultura vedica si è detto molto e sono stati chiari sull’uso dei suoni.
Il suono può creare e può anche distruggere.
E’ fondamentale prendere consapevolezza del suono e delle vibrazioni. Nella Trance, il ritmo ossessivo, ripetitivo, quasi monotono ma complesso di percussioni, viene solitamente prima accolto come un fatto esterno. In seguito, arriva un momento in cui la separazione scompare. Le percussioni si sentono all’interno, dentro la scatola cranica e non più all’esterno.
Battono ovunque, non più soltanto nella testa, anche nello stomaco e in tutto il corpo. La testa diviene come una porta, il passaggio alla trance e gli occhi diminuiscono la frequenza del battito.

Il collegamento al battito del mondo, al respiro della terra e di conseguenza alla divinità femminile è inevitabile.
In particolare a quella divinità femminile primordiale che è raffigurata con uno o più serpenti.
Questa divinità è la Dea dei serpenti, spesso chiamata anche Dea Madre cretese, divinità femminile venerata da almeno il 3000 a.C. fino al 1200 a.C., legata alla fertilità e alla vita, ma anche alla morte, e identificata dagli antichi greci con Potnia theron.
Il collegamento della divinità femminile col serpente si estende da Creta, attraverso Eleusi e Demetra-Persefone, sino ad Atena, la cui provenienza dal mondo pregreco-cretese è ulteriormente confermata dal serpente che l’accompagna.

Dai misteri Eleusini ci giungono raffigurazioni di iniziati nell’atto di accarezzare un serpente attorcigliato attorno a Demetra: il serpente è simbolo della Grande Madre, fortemente connesso all’elemento Terra e Acqua.
Non a caso il simbolo che indica la natura circolare e ciclica di tutte le cose, l’eternità, il reinventarsi, il sacrificio per ottenere la rinascita, è un serpente che si morde la coda: l’Ouroboros.
Esprime l’unità di tutte le cose che non scompaiono ma cambiano forma in un ciclo di distruzione e ri-creazione La ricerca dell’artista, verso l’apprendimento di tecniche antiche e la sperimentazione su stessa di tutto ciò che acquisisce, è continua e incessante.
L’osservazione, lo studio e l’azione la portano ad avere anche stati di coscienza alterati particolari che le permettono di lavorare su più livelli.

Se sappiamo “ascoltare” e “vedere” è possibile essere trasportati in un orizzonte magico-emotivo, osservare la magia delle reazioni chimiche nate dall’accostamento di vari ingredienti e il ponte che si viene a creare verso la grande Via della Tradizione, Via che dobbiamo necessariamente conoscere per comprendere chi siamo.

Vivere rispettando e riconoscendo il mito e la tradizione significa iniziare ad aprirsi a un mondo di non-confine.
Tra noi e ciò che abbiamo intorno esistono energie importanti e a secondo di chi opera e se è onestamente motivato, riesce nel processo di trasformazione che cerca di realizzare.

L’artista ha un ruolo fondamentale nella nostra società.
Mai come adesso è necessario riscoprire e riconoscere l’importanza dell’archetipo, del mito, del rito e farsi travolgere e guidare dai colori e dalle sensazioni. L’artista può essere considerato un messaggero, egli ci consegna una chiave attraverso la sua opera attentamente studiata e sentita.

Sta a noi utilizzare questa chiave per iniziare un nuovo viaggio, scoprendo nuovi confini fuori e dentro di noi.
Come anche Jung afferma le immagini mitologiche, gli archetipi, sono già presenti in ogni persona, e possono essere attivati da tutte le situazioni che corrispondano a un archetipo particolare. Gli artisti possono aiutarci.
Le nostre vite, ora più che mai, necessitano di arte, simboli e natura.

“Nell’oscurità della terra, scorre la luce”. Nora Lux


Immagini concesse gentilmente dall’artista. Riproduzione consentita con citazione della fonte.


BIBLIOGRAFIA

Bleep. Ma che bleep sappiamo veramente. William Arntz, Betsy Chasse, Mark Vicente, Scienza e conoscenza, Macro Edizioni 2013;
Dallo sciamano al raver. Saggio sulla transe. Georges Lapassade, Urra 2008;
Dizionario dei Simboli, dei Miti e delle Credenze. Corinne Morel, Giunti Editore;
Enciclopedia dei Simboli. Hans Biedermann, Garzanti Editore;
Fenomeni parapsicologici. Enrico Marabini, Nuova Libra Editrice, 1994;
Gente dell’ombra. Transe e possessioni. Georges Lapassade, Controluce, Besa editrice;
Il Dogma dell’Alta Magia. Elifas Levi, Ed. Atanòr;
Il linguaggio della Dea. Marija Gimbutas, Venexia Editrice;
Il Ramo d’Oro. Studio sulla magia e la religione. James G. Frazer, Bollati Boringhieri Editore;
Il Senso del Sogno, Vademecum del viaggiatore onirico. Umberto Di Grazia, Edizioni Spazio Interiore;
Il significato della musica. Marius Schneider, Rusconi, Milano, 1970;
Il Simbolismo Ermetico. Oswald Wirth, Edizioni Mediterranee;
L’Universo della Parapsicologia. Nenjamin B. Wolman, Armenia Editore;
La Grande Madre. Eric Neumann, Astrolabio editore;
La Grande Opera. Grillot De Givry;
La Tradizione Ermetica. Julius Evola, Edizioni Mediterranee;
Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi. Mircea Eliade, Edizioni Mediterranee, 1974;
Lo spazio e il tempo nell’arte. Pavel Florenskij, Edizioni Adelphi;
Oltre i confini. La dimensione transpersonale in psicologia. Ken Wilber, Cittadella editrice;
Pietre che cantano. Marius Schneider, Se Editore;
Psichedelia. Un ponte verso l’infinità. Gipsy Eagle, Venexia Editrice 2007;
Psicologia dei fenomeni occulti. Jung, Newton Compton Editori;
Simboli della Scienza sacra. René Guenon, Gli Adelphi;
Stati di coscienza. Charles T. Tart, Astrolabio, 1977;
Storia dell’arte ½ 1969, La Nuova Italia Editrice/Firenze;
Storia della magia. Éliphas Lévi, Ed. Atanòr;
Tecniche dell’unione e del Risveglio. Umberto Di Grazia, Edizioni Mediterranee;
Teoria generale della Magia. Marcel Mauss, Club del libro Fratelli Melita, 1981;
Viaggio nel Tutto. Umberto Di Grazia, Ed. Irc.

Siti e articoli consultati:
Alchimia ed espressività artistica di Giorgio Sangiorgio

Arte della Coscienza

Stati di Coscienza

Delle cose che si vedono e si sentono negli stati altri di coscienza di Domenico Antonino Conci

Intervista a Roberto Laneri, Il canto armonico come risorsa

La grotta segreta di NORA LUX. Riflessioni di Claudio Damiani

La Pietra filosofale

Metodologie del Core Shamanism. Sciamanismo transculturale di Lorenza Menegoni

Suonare insieme stabilisce una connessione tra i cervelli

Stati di Coscienza, di Bruno Severi

Musica maga. Il sapere terapeutico della musica attraverso i saperi degli uomini di Ombretta Franco

Musica sciamanica di Stefano Zuffi

Musica strega. La dottrina musicale nel pensiero magico-simbolico, di Stefano Leoni,

V.I.T.R.I.O.L.U.M nell’oscurità della terra scorre la luce

Parla Nora Lux di Caterina Taurelli Salimbeni

Performance di Nora Lux

Stati di Trance e musica di Cosima Lanzilotti

Musica maga. Il sapere terapeutico della musica attraverso i saperi degli uomini, di Ombretta Franco


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