dallo SchwartzReport del 5 febbraio 2011

Traduzione a cura di Erica Dellago

A poco a poco stiamo svelando il nostro passato, e arriviamo a saperne di più sulla grande diaspora umana.
Stephan A. Schwartz

NATASHA PINOL – AAAS American Association for the Advancement of Science (Associazione Americana per il Progresso della Scienza)

Secondo un nuovo studio, artefatti scoperti negli Emirati Arabi Uniti risalgono a 100mila anni fa e indicano che l’uomo moderno ha lasciato per la prima volta l’Africa molto prima di quanto ritenuto finora. Alla luce dei loro scavi, un team internazionale di ricercatori guidati da Hans-Peter Uerpmann della Eberhard Karls University di Tübingen, in Germania, sostiene che gli esseri umani potrebbero essere arrivati nella Penisola Arabica già 125mila anni fa direttamente dall’Africa e non attraverso la Valle del Nilo o dal Vicino Oriente, come sostenuto da altri ricercatori in passato.

I tempi e la migrazione dell’uomo moderno fuori dall’Africa sono stati a lungo dibattuti, anche se la maggior parte delle ricerche finora eseguite indica un esodo lungo il Mar Mediterraneo o lungo la costa araba ca. 60mila anni fa.
Questa nuova ricerca, che colloca i primi esseri umani nella Penisola Araba molto prima, è apparsa nel numero del 28 Gennaio di Science, pubblicato da AAAS, associazione scientifica senza scopo di lucro.

Il team di ricercatori, tra cui l’autore Simon Armitage della Royal Holloway, Università di Londra, ha scoperto un set di utensili preistorici presso il sito archeologico di Jebel Faya negli Emirati Arabi Uniti. La tecnologia assomiglia a quella utilizzata dai primi umani nell’Africa orientale, ma l’esecuzione artigianale deriva dal Medio Oriente, dicono. Questo set comprende strumenti a mano relativamente primitivi oltre a una varietà di raschietti e perforatori, e il suo contenuto rivela che non era necessaria l’innovazione tecnologica perché i primi umani migrassero verso la Penisola Arabica. Armitage ha calcolato l’età degli utensili di pietra usando una tecnica conosciuta come “datazione tramite luminescenza” e ha stabilito che gli artefatti risalgono a ca. 100mila/125mila anni fa.

“Questi umani “anatomicamente moderni” – come voi e noi – si sono sviluppati in Africa ca. 200mila anni fa e successivamente hanno popolato il resto del mondo”, ha detto Armitage. “Le nostre scoperte dovrebbero stimolare una rivalutazione del modo e degli strumenti grazie ai quali l’uomo moderno è diventato una specie globale”.

Uerpmann e il suo team hanno analizzato anche i dati inerenti al livello del mare e ai cambiamenti climatici nella regione durante l’ultimo periodo interglaciale, ca. 130mila anni fa. Hanno stabilito che lo Stretto di Bab al-Mandab, che separa l’Arabia dal Corno d’Africa, sarebbe regredito a causa di un abbassamento del livello del mare, permettendo così ai primi uomini un passaggio sicuro prima di quest’ultimo periodo interglaciale e durante la sua fase iniziale. A quel tempo, la Penisola Arabica era molto più umida di oggi con una più ampia copertura vegetale e una rete di laghi e fiumi. Tale morfologia del paesaggio avrebbe consentito ai primi umani di entrare in Arabia e poi nella Mezzaluna Fertile e in India, secondo i ricercatori.

“L’archeologia senza date è come un mosaico al quale sono stati rimossi i pezzi di collegamento – hai molte informazioni, ma non riesci a farle combaciare per produrre un quadro completo”, ha detto Armitage. “A Jebel Faya, le date rivelano un quadro affascinante secondo cui l’uomo moderno sarebbe emigrato dall’Africa molto prima di quanto si pensasse in precedenza, aiutato dalle fluttuazioni globali del livello dei mari e dal cambiamento climatico nella Penisola Arabica”.

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