Doverosa risposta al sig. Fusco del Cicap.

Riportiamo qui di seguito la risposta del sig. Fusco al ns. articolo “Integralismo, ignoranza o malafede?” a cui seguono le ns. riflessioni.

Spett. Istituto,
ho letto di recente l’articolo (a firma Bentivoglio) “Integralismo, ignoranza o malafede?”, presente sul Vs. sito, che riguarda il CICAP e il sottoscritto.

Confesso di aver trovato estremamente comico un particolare. Nella lettera della Prof.ssa M.I. Macioti, da Voi citata a rafforzamento delle Vs. tesi, la sociologa, a proposito di un libro di Massimo Polidoro, scrive:

“Una nota in cui si riporta, con una grafia inesatta, il mio cognome. Una inesattezza indicativa, perché la ritroviamo anche a proposito dei contenuti”.

Ebbene, il Bentivoglio commette la stessa inesattezza scrivendo erroneamente il mio cognome (Fusco anziché Fuso). Se devo applicare la stessa logica della Prof.ssa Macioti, devo considerare anch’io “indicativa” tale inesattezza. E difatti, nonostante il tono accusatorio dell’articolo contro il CICAP e contro il sottoscritto, in tutto il sito non ho trovato un solo elemento che confuti quanto da me scritto nella mia risposta a proposito del Vs. presidente Umberto Di Grazia. Non ho trovato, infatti, una sola citazione di una rivista scientifica riconosciuta in cui siano stati pubblicati gli studi su o di Di Grazia.

Inoltre il Bentivoglio stesso scrive:
“Di inesattezze, dettate probabilmente dalla non esatta conoscenza dei fatti, l'”Esperto” del CICAP di cui sopra ne sproloquia in abbondanza, tanto da attribuire a Di Grazia l’assunzione di paternità di scoperte da Di Grazia (cfr. registrazione video della trasmissione) semplicemente citate (nella fattispecie un lavoro compiuto sulla Bibbia”. Io non ho mai attribuito tale assunzione di paternita’ al Di Grazia, tanto e’ vero che, come lo stesso Bentivoglio ha riportato, ho scritto semplicemente “L’idea […] non è frutto della mente del Di Grazia. L’idea originale si deve ad alcuni studiosi ebrei […]” per fornire un’informazione in merito al lettore che, come lo stesso Bentivoglio scrive, era evidentemente “abbastanza distratto”. Oltretutto, trattandosi di un’idea assolutamente bislacca (come ho avuto modo di illustrare nella risposta
in questione) il Di Grazia dovrebbe essere ben lieto di questa mia precisazione. Tralascio per brevità di controbattere tutte le altre accuse gratuite.

Concludo aggiungendo solo che, se il Di Grazia possiede veramente i poteri che si attribuisce, lo dimostri finalmente in condizioni di serio controllo. Altrimenti l’accusa espressa dal titolo dell’articolo (“Integralismo, ignoranza o malafede?”) può facilmente ritorcersi contro di lui e il redattore dell’articolo.

Distinti saluti.

La risposta di Bentivoglio

Perfettamente in linea con la chiarezza e la trasparenza che da sempre ci contraddistingue, pubblichiamo quanto ricevuto da Silvano Fuso.
Effettivamente l’articolo pubblicato su questo sito riportava un’errata grafia del suo cognome (“Fusco” anziché “Fuso”), ora corretta. Ce ne scusiamo con lui e con i nostri lettori/visitatori.

Per il resto, poche annotazioni.
La prima annotazione è più che altro una curiosità: se il tono del nostro articolo è “accusatorio”, quello della rubrica curata dal Fuso sarebbe legittimo allora definirlo tra il “furbetto” e il “denigratorio”? Mistero delle interpretazioni dei “toni”.

La comunicazione ha delle forme e delle regole ben precise e il significato di una frase lo si ricava dall’analisi della costruzione grammaticale, sintattica e semantica della frase stessa e del suo contesto. Non a caso il link dello scritto del Fuso era presente nell’articolo, proprio per consentire al lettore di farsi una propria idea.

A differenza di altri, noi non attribuiamo alcuna patente di liceità. Lasciamo libero chi ci legge di trarre da solo le proprie conclusioni. Proprio per questo mettiamo in evidenza le incongruenze delle informazioni, talvolta delle disinformazioni, che qualcun altro ben organizzato spaccia per “scientifico”, “vero”, ecc.

Purtroppo, o grazie a Dio, noi non abbiamo in tasca la Verità Assoluta e ci dobbiamo “arrangiare” con i dubbi e la Ricerca Scientifica.

È buffo come il Fuso, che pur denota di essere dotato di un buon “sense of humor”, non si accorga di quanto curioso appaia il suo atteggiamento quando dice che in tutto il sito non abbia trovato “una sola citazione di una rivista scientifica riconosciuta [… ma da Chi?] in cui siano stati pubblicati gli studi su o di Di Grazia”. Per non dire di quando parla di più o meno inquietanti “condizioni di serio controllo”.

Ma è sicuro di aver letto bene l’articolo con i suoi rimandi? È sicuro di aver dato almeno un’occhiata a questo sito? Ma stiamo parlando delle stesse strutture e degli stessi Personaggi?

E soprattutto, abbiamo capito di cosa stiamo parlando?

Purtroppo, anche a fronte di tutto questo, ci sembra che l’interrogativo posto dal titolo dell’articolo in questione sia tuttora valido.

La risposta dell’Istituto di Ricerca della Coscienza

Egregio amico di zattera,
se vogliamo entrare in profondità, abbiamo tutti i titoli per dimostrare che in questo settore ancora deve esserci una buona informazione. Quella che si fa di solito è disinformazione.
Qui non si tratta di “fenomeni da baraccone”, ma di indagini sulla natura degli esseri umani e sul modo di cambiare l’attuale paradigma scientifico, troppo da vicino spinto da interessi non certo umanitari.

Il nostro Presidente, Umberto Di Grazia, ha cercato di comunicare con voi. Il controllo dei vari sistemi di ricerca e la composizione di un vero gruppo di analisi obiettiva dei fatti sono desiderati da tutti, ma si è trovato di fronte ad un muro di gomma che ripeteva a se stesso (dimostrando una pessima conoscenza dei fatti) e da tutti i mezzi di comunicazione:” non è vero niente “.

Vi siete mai domandati quante persone oneste vivono fenomeni di precognizione e di altro ed hanno paura di parlarne..? Hanno paura di essere derisi o di capitare in mano a qualche ricercatore integralista.

Bene. Ora, dopo che anche la pazienza più salda è saltata (noi seguiamo il detto: “perdona 70 volte 7”) per il metodo di prendere in giro e non accogliere le persone che hanno fenomeni “inconsueti” e relegarli nei testi di psichiatria (come per l’insorgere della telepatia: basta domandare agli esperti del settore…), noi scendiamo in campo con tutti i nostri mezzi. Con il diritto sancito dalle leggi internazionali, e dal comune buon senso, di difendere le persone quando sono spaventate da fenomeni incomprensibili e di tutelarne le idee.
Ormai non c’è da dimostrare nulla sul fatto che certi fenomeni esistono e non sono il prodotto di illusi o il parto di mitomani (si è scritto anche di peggio) ma “fatti” da comprendere e da studiare.

Di Grazia ha già fatto tutto quello che poteva per sperimentare ed essere sperimentato spingendosi anche in luoghi estremamente a rischio (come le ricerche nel Mindanao) e lavora da sempre con chi ha una mente aperta alla vera Ricerca (preclusa a chi parte con idee di chiusura).

Il nostro Istituto e il profilo del nostro Comitato Scientifico ne sono tangibile testimonianza, per chi vuole vedere.

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