PRONTUARIO DI MEDICINA NATURALE
Dalla Natura rimedi facili per malattie difficili
di UMBERTO CINQUEGRANA

La medicina è una sola, è quella che fa guarire l’ammalato, lenisce le sofferenze, fa superare lo stato di malattia. Exitus acta probat: un metodo è buono quando l’esito è positivo; non è l’etichetta di ufficialità o di alternatività che conferisce ad una determinata terapia l’efficacia, o l’inutilità. Se, per assurdo, la danza della pioggia facesse piovere nel deserto, e provocasse la precipitazione ogni volta che venisse eseguita secondo un determinato protocollo, non potremmo non dire che quella stregoneria è un fatto scientifico. Res cantat, cioè sono i fatti concreti a dare ragione o torto a ipotesi di lavoro, da qualunque parte esse provengano.
La naturopatia propone delle terapie non previste dal protocollo della medicina ufficiale, e che, per questo, ma solo per questo verso, possono essere dette alternative. Nessun medico, dotato di buon senso, equilibrato, saggio, dirà mai, in maniera aprioristica, che quelle proposte sono inaccettabili, solo perché non descritte nei manuali accademici delle facoltà di medicina, e, quindi, non insegnate dalle cattedre universitarie.
Io credo che l’atteggiamento più sensato sia quello di accostarsi alle proposte della medicina naturale con animo sereno. Ma, ovviamente, guardingo, per
potere discernere ciò che ha valore effettivo da ciò che possa essere il frutto se non di vero e proprio inganno, perlomeno di superficialità, di facile entusiasmo, di illusione della mente.
Cui fidas, vide: prima di accordare la propria fiducia a qualsivoglia novità nel campo della ricerca, bisogna prima approfondire bene le cose.
Questo principio è valido in tutti i campi dello scibile umano, ed è tanto più importante, quando si tratta della proposta di terapie che non siano passate già per il rigoroso vaglio della sperimentazione, previsto dai protocolli della medicina ufficiale. Quindi, cauta apertura, ma apertura, in ogni caso. Ascoltare le proposte cosiddette alternative, e sperimentarle, per toccarne con mano la eventuale efficacia terapeutica. Se son rose, fioriranno, altrimenti diventeranno rami inariditi e secchi, buoni solo ad essere recisi, e distrutti con il fuoco. Guardare, perciò, alla naturopatia, come a qualcosa non di alternativo alla medicina ufficiale, ma come ad un complesso di proposte terapeutiche parallele, degne di essere prese in giusta considerazione, per verificare sperimentalmente se alla efficacia terapeutica promessa corrisponde una efficacia reale sul piano della salute.
Il campo della medicina naturale è, per la verità, un mare magnum, nel quale non è facile avventurarsi, senza disorientarsi. Lo scrivente ha tentato di dare un po’ di ordine a questa materia in un suo lavoro di 538 pagine, dal titolo Prontuario di Medicina Naturale, Edizioni Manna, ed è disposto ad essere un punto di riferimento e di informazione per quanti avessero interesse a capirne ancora di più intorno alla naturopatia. Di risultati concreti ottenuti mediante l’applicazione di metodi naturali egli è testimone sereno, sincero, umile; sorpreso, egli stesso, volta per volta, della straordinaria efficacia della medicina naturale anche per malattie considerate più o meno inguaribili dalla medicina ufficiale.
Non stiamo, qui, ad invitare a credere, ma a sperimentare, e, quindi, ad accettare ed accogliere solo quelle terapie che si siano rivelate veramente efficaci. Una chiusura aprioristica, il rigetto preconcetto delle novità – eterno misoneismo strisciante e deleterio – precludono alla scienza la possibilità di progresso: se non fossero esistiti mai, nella storia, il coraggio del superamento del vecchio e l’apertura di nuovi orizzonti, staremmo a vivere ancora nelle caverne.
Non dimentichiamo che la scienza sperimentale, che è, oggi, la scienza ufficiale, solo alcuni secoli fa era così alternativa, che il Seicento, il secolo della scienza, fu inaugurato a Roma, in Campo dei Fiori, con un grande disumano falò, sul quale bruciava Giordano Bruno. Il quale, con l’ausilio delle fiamme, inviava nello spazio le particelle delle sue spoglie mortali, verso quei mondi infiniti che egli aveva contemplato nei suoi eroici furori, aprendo, simbolicamente, la strada all’astronomia moderna e contemporanea. Galilei pagò la sua alternatività sperimentale, rispetto alla concezione fideistica della realtà, con esilio, umiliazioni e lacrime.
Cartesio poté gridare al mondo la validità della ratio nella conoscenza scientifica del mondo solo lontano dalla sua patria.
I ricercatori abbiano il coraggio di essere alternativi, nel senso di essere continuamente oltre ogni recinzione imposta dagli schematismi ufficiali. Al di là della siepe c’è l’infinito. Il quale può anche sgomentare un pò, in un primo momento, ma ci farà, poi, ripetere, con il poeta di Recanati: e il naufragar m’è dolce in questo mare.

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