China View (Cina)

LONDRA – Un rapporto dell’ONU lanciato qui, giovedì, afferma che solo poche delle città costiere del mondo saranno risparmiate dai cambiamenti climatici.

Si è stimato che nel XX secolo il livello del mare si sia innalzato di 17 centimetri, e per il periodo tra il 1990 e il 2080 le proiezioni globali medie prevedono un innalzamento da 22 cm a 34 cm. Le zone che si trovano su una linea di costa bassa – l’area continua che, lungo le coste, si trova a meno di 10 metri sul livello del mare – rappresentano il 2% della terraferma mondiale ma contengono il 10% della sua popolazione totale e il 13% della popolazione urbana, rivela il rapporto dal titolo “Le condizioni delle città del mondo 2008/9: le città armoniose”, lanciato dal Programma delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani dopo aver analizzato le disuguaglianze urbane in 28 paesi in via di sviluppo.

Ma in un periodo in cui più del 50% della popolazione mondiale vive in aree urbanizzate, il rapporto si avvia a determinare quali città sono in pericolo e quali comunità potrebbero essere coperte dal mare.

3.351 città si trovano lungo le zone che si trovano su una linea di costa bassa. Di queste, il 64% si trova in regioni in via di sviluppo: l’Asia da sola possiede più della metà delle città vulnerabili, seguita dall’America Latina, dai Caraibi (27%) e dall’Africa (15%). Secondo il rapporto che l’ONU-HABITAT pubblica ogni due anni, due terzi di queste città si trovano in Europa e quasi un quinto di tutte le città del Nord America si trova in zone su linea di costa bassa.

Rivolgendosi ai politici e agli urbanisti, il nuovo rapporto dell’ONU ha preannunciato che solo poche città costiere saranno risparmiate.

35 delle 40 città più grandi del mondo sviluppato si trovano sulla costa o sulla riva di fiumi. In Europa, i fiumi hanno giocato un ruolo più importante rispetto al mare nel determinare la crescita e l’importanza delle città; più di metà delle 20 città più grandi del continente si è infatti sviluppata lungo la riva di corsi d’acqua.

Citando un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, gli autori hanno sottolineato che le popolazioni di città come Mumbai, Shanghai, Miami, New York, Alessandria e New Orleans saranno maggiormente esposte alle inondazioni provocate dall’innalzamento del livello del mare.

In Asia, 18 delle 20 città più estese sorgono sulla costa, sulla riva di un fiume o su un delta. Circa il 17% della popolazione urbana totale dell’Asia vive in zone su linea di costa bassa, mentre nell’Asia sud-orientale questa caratteristica riguarda più di un terzo della popolazione urbana. Il Giappone, con meno del 10% delle sue città in zone su linea di costa bassa, ha una popolazione di 27 milioni di abitanti a rischio, più della popolazione urbana a rischio del Nord America, dell’Australia e della Nuova Zelanda messe insieme.

Il rapporto evidenzia che entro il 2070 le popolazioni urbane delle città che si trovano sul delta dei fiumi, che conoscono già bene gli elevati rischi d’inondazione, come Dhaka, Kolkata, Rangoon e Hai Phong faranno parte del gruppo di popolazioni maggiormente esposte. Anche le città portuali in Bangladesh, Cina, Tailandia, Vietnam e India andranno a ingrossare le file delle città i cui patrimoni saranno maggiormente a rischio.

Le maggiori città costiere africane che potrebbero essere danneggiate seriamente dall’impatto dell’innalzamento dei livelli del mare comprendono Abidjan, Accra, Alessandria, Algeri, Cape Town, Casablanca, Dakar, Dar es Salaam, Djibouti, Durban, Freetown, Lagos, Libreville, Lome, Luanda, Maputo, Mombasa, Port Louis e Tunisi.

Una stima della vulnerabilità di Alessandria, il centro economico e storico più importante della costa mediterranea, indica che, con un innalzamento del livello del mare di 50 cm, più di 2 milioni di persone dovrebbero abbandonare le loro case, 214.000 perderebbero il posto di lavoro, e le perdite nel settore immobiliare e in quello del turismo ammonterebbero a più di 35 miliardi di dollari, il che non contempla l’incommensurabile perdita dovuta alla distruzione di siti dall’immenso valore storico, culturale e archeologico.

Nella sua prefazione al rapporto, Anna Tibaijuka, direttrice esecutiva dell’UNHABITAT, ha invitato le città e i governi nazionali ad affrontare questi cambiamenti e queste opportunità adottando approcci innovativi nella progettazione e nella gestione urbana che comprendano e rispondano anche ai bisogni dei poveri, rispetto alle minacce derivanti dal degrado ambientale e dal surriscaldamento globale.

“Dalla Cina alla Colombia, e ovunque nel mondo, i governi locali e nazionali dovranno operare delle scelte critiche che promuovano l’equità e la sostenibilità nelle città. Questi governi devono comprendere che le città non sono parte del problema, ma devono essere parte della soluzione”, ha aggiunto.

Traduzione a cura di: Paola Mas

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