Ricerca – Facoltà di Sociologia

Sezione di ricerca in collaborazione con la facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma

Prof.ssa MARIA IMMACOLATA MACIOTI

Docente presso la Facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Dal testo: “Fede Mistero Magia: Lettere a un sensitivo” (riassunto della prefazione)


di M. Immacolata Macioti

Il libro “Fede Mistero Magia: Lettere a un Sensitivo
(ed. Dedalo, Bari, 1991), divenuto testo di esame alla facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Docente di Istituzioni di Sociologia e di Sociologia della Religione presso la Facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma

Gli studi sociologici riguardanti il mondo della magia e dell’esoterismo sono pochi e frammentari. Con rare eccezioni, chi studia questi fenomeni lo fa a partire da un’ottica di più o meno palese.

distacco critico se non di disprezzo, come se si trovasse di fronte a residui del passato, a fenomeni legati al sottosviluppo, all’arretratezza culturale, alla ciarlataneria. Non casualmente, studi condotti con questa ottica si limitano in genere a tenere presenti cartomanti e maghi che si autoreclamizzano attraverso le pagine gialle degli elenchi telefonici, attraverso annunci pubblicitari su riviste specializzate, o ancora, attraverso reti televisive private: laddove è evidente che non è possibile studiare un problema senza una preliminare accettazione dell’oggetto da analizzare. Accettazione che non vuol dire necessariamente giustificazione.

La dicotomia razionale-irrazionale in cui vengono di regola inquadrati i fenomeni sociali è tale da essere decisamente costrittiva, da indurre un impoverimento della complessità, dello spessore sociale. Già da tempo Ferrarotti ha fatto presente il pericolo di certi riduzionismi, di ragionamenti dicotomici in base ai quali l’irrazionale e l’arazionale divengono, proprio per le loro caratteristiche di imprevedibilità, di incongruità, il male per eccellenza.

La dicotomia razionale-irrazionale è schematica e semplicistica, lascia fuori ampie fasce di realtà, propone e giustifica il sapere-potere, il dominio; perfeziona la logica dell’esclusione, produce infelicità, frustrazioni, depressioni, risponde ad una “deliberata riduzione dell’esperienza vitale”. Se si riuscisse ad uscire da queste obbligate vie interpretative, a forzare i limiti di questa schematizzazione, ci si troverebbe di fronte ad una realtà più vasta, fluida e corposa, più ricca di quanto in genere non si pensi. In questa realtà hanno cittadinanza anche fenomeni indebitamente sottaciuti e ufficialmente ignorati.

Si tratta di un mondo vasto e vario, in larga parte inesplorato, di esigenze vive e operanti, il cui significato va ancora studiato e pienamente compreso. È a partire da questa curiosità e da queste premesse che, con alcuni colleghi , studiosi già da tempo della fenomenologia religiosa, abbiamo predisposto una ricerca sulle attuali forme di magia e di esoterismo. Queste, a nostro avviso, vanno da fenomeni di tipo tradizionale fino a nuove forme che utilizzanotecniche moderne e strumentazioni avanzate.

Abbiamo così ipotizzato l’esistenza di quattro tipi prevalenti. Una prima categoria è quella relativa ai maghi di paese, persone che operano in ambito prevalentemente rurale, in piccole cittadine di provincia, che si fanno pubblicità a pagamento su riviste specializzate o in alcune reti televisive private, che insistono su forme magiche tradizionali. Si fermano ad una conoscenza di forme simboliche rudimentali, manifestano di regole un profondo disinteresse nei confronti della tecnica e della scienza, non hanno, né tanto meno cercano, alcun contatto col mondo della ricerca scientifica e dell’università.

Anche questa categoria (la seconda n.d.r.) si è, almeno in parte, modernizzata: i più intraprendenti cercano di avvicinarsi ai grandi e promettenti centri urbani, aprono uffici, assumono segretari. Vigono tuttora, però, strumenti usuali quali le carte, i tarocchi, la sfera di cristallo per predire il futuro. La lettura delle mani è tuttora dominante. Però magari dietro al tavolo sono appese gigantografie del mago ripreso insieme ad attrici famose, a uomini politici illustri, a sportivi di grido. È la categoria che, in via di prima approssimazione, abbiamo definito dei “discendenti”.

Sempre tenendo presente la modernità o meno dei mezzi e degli strumenti cui si fa ricorso, troviamo una diversa categoria, in cui gli operatori appaiono in qualche modo agli antipodi rispetto ai discendenti. Si tratta di coloro che operano soprattutto, se non esclusivamente, in ambiente urbano, che vengono da ceti medio e medio-alti, che presentano discreti e buoni livelli di istruzione; in certi casi , la laurea. In genere hanno una certa preparazione tecnico-scientifica, ne utilizzano per quanto possibile le più recenti conquiste e scoperte, anche per meglio comprendere genesi e potenzialità delle proprie doti e capacità. In certi casi, creano intorno a sé dei centri di ricerca; quasi sempre, mostrano insofferenza e atteggiamento critico rispetto a comportamenti che definiscono come aberranti e deliranti, presenti fra coloro che si richiamano in qualche modo al campo della magia e dell’esoterismo. Spesso sono loro che per primi denunciano alcuni abusi, cercano di opporsi allo sfruttamento di persone in difficoltà.

Tutti in genere prendono le distanze da maghi e speculatori che approfittano pesantemente di certe situazioni.

In contrapposizione alla prima categoria, potremmo definire queste persone come emergenti.

A mio avviso è la categoria di maggiore interesse, quella che probabilmente troveremo ancora negli anni futuri, oltre ad essere quella attualmente meno studiata.

Quelli che collochiamo nella categoria dell’autoperfezionamento hanno in genere una buona conoscenza della simbologia religiosa cattolica e anche altre forme religiose conoscono la cabala, cercano di rintracciare i segni dell’antica sapienza magica.

In particolare, la nostra attenzione si è via via venuta concentrando intorno a tre specifici casi: quello di Umberto Di Grazia, noto per le sue doti di sensitivo, per le sue capacità predittive esaminate a lungo negli Stati Uniti; quello di Cesare Magrini, la cui conoscenza mi è stata facilitata da Di Grazia (..); quello di Marcello Creti (..).

Più a lungo è stato seguito il caso di Umberto Di Grazia:la sua attività ed il suo gruppo sono stati oggetto di osservazioni per due anni, da parte rispettivamente di Patrizia Onesti (laureata in sociologia) e di Daniela Barone (laureata in giurisprudenza). Un questionario è stato distribuito a chi partecipava alle attività in quel periodo. Sono state condotte interviste in profondità con alcuni dei partecipanti (io stessa ho fatto quella a Di Grazia).

Poi Umberto Di Grazia mi ha affidato un migliaio di lettere ricevute nel corso degli anni, ritrovate casualmente nel corso della pulizia di una soffitta. A tutte aveva regolarmente risposto.

Questo lavoro quindi, nato nel quadro di una più ampia ricerca circa il vario universo della magia e dell’esoterismo, propone l’esame di circa duecento lettere inviate a Umberto Di Grazia: piccolo nucleo di un più vasto materiale.
Grata per la fiducia dimostratemi, vorrei precisare che considero queste lettere un materiale prezioso, che testimonia della credenza in capacità fuori dalla norma, come la divinazione attraverso il sogno e le capacità di guarigione. Sono, a pieno titolo, materiali utili per una analisi sociologica, così come possono esserlo altri materiali biografici ed autobiografici: ma per questo rimando ai volumi usciti anni addietro a mia cura presso l’editore Liguori, in Napoli (Biografia storia e società; Oralità e vissuto).

Oltre ai ringraziamenti ai colleghi e collaboratori – in particolare, Enrica Tedeschi, studiosa del millenarismo, che ha seguito il gruppo di Cesare Magrini, e Emmanuela del Re, antropologa, che ha studiato il caso di Marcello Creti – mi resta da ringraziare Umberto di Grazia e tutti coloro che, vicini in qualche modo a lui, hanno facilitato il nostro compito e ci hanno reso possibile lo studio di un caso che si è rilevato di grande interesse.

Nel caso di Di Grazia ci conforta la consapevolezza che l’impostazione sociologica non va contro alcuna sua interpretazione trascendente dei fenomeni che gli si attribuiscono.

Sopra, l’ “oggetto” dello Studio della Professoressa Macioti:

Umberto Di Grazia e il suo gruppo, durante un’escursione presso un sito archeologico nel viterbese.