Di Piero Cassoli

cassoli1Il mio buon amico e collega, dottor Bruno Saveri, che “viaggia” in Internet, mi ha consegnato un grosso elaborato che ha tratto appunto dalla “rete”. Si tratta di un lavoro del Prof. Mario Bruschi del Dipartimento di Fisica dell’Università “La Sapienza” di Roma, che l’A. ha intitolato “un esperimento di acquisizione di informazioni per vie non convenzionali”. Fra l’altro noto subito che ha adottato la definizione da me caldeggiata da ormai un trentennio per definire la ESP.

C’è dentro tutta una “rivoluzione scientifica” e un nuovo “paradigma”: vi ritornerò tra poco. L’esperimento che non so perché l’A. chiama “preliminare”, è stato condotto con un gruppo di soggetti che “per un anno hanno seguito un corso tenuto da Umberto Di Grazia per sviluppare la Percezione Extrasensoriale”. L’esperimento, pubblicato nel 1989, è stato condotto seguendo protocolli ineccepibili e ha dato risultati eccezionali. Risultati che chi “controlla le affermazioni del Paranormale” avrebbe l’obbligo scientifico, prima che morale, di controllare e cercare di riprodurre, seguendo la stessa metodologia. Pubblicato – dicevo – nel 1989, è passato sotto il più assoluto silenzio.

A scanso di equivoci dico subito che l’unica obiezione che si può avanzare – e non se ne dolgano gli interessati – è che il gruppo, o parte di esso e/o gli sperimentatori, hanno usato i mezzi che vengono sistematicamente avanzati come spiegazione dagli scettici: “hanno truccato e sono in malafede”. Come garante del contrario, io ci metterei la mano sul fuoco, come si suol dire, e mi offrirei volentieri per una ordalia. Quel che abbiamo letto su internet, a firma di un gruppo del CICAP delle Puglie, su Padre Pio, e sulle critiche sollevate a tutti i suoi “miracoli”, mi autorizza a tristemente ad aspettarmi anche questo tipo di critica. L’argomento mi aveva indotto a ricercare un mio vecchio scritto su “Parapsicologia e Scienza”, anch’esso del 1989 e apparso sul Bollettino del CSP (n.19, pag.34). vi si tratta di un doloroso conflitto fra la Scienza ufficiale, impersonata dal National Research Council (americano), equivalente al nostro CNR, e i maggiori parapsicologi americani. Mentre cercavo il testo autentico da cui avevo tratto il materiale per quello scritto, mi sono trovato fra le mani un ponderoso lavoro del noto studioso Stephen A. Schwartz, Randall J. De Mattei ed altri, intitolato “modificazioni dello spettro dell’infrarosso provocate nell’acqua dalle palme delle mani di pranoterapeuti”. Il lavoro, comparso nel 1986 – siamo nello stesso torno di tempo, vi faccio notare – è stato comunicato anche alla Convention della Parapsycological Association dello stesso anno.

I risultati sono a mio avviso importanti e dimostrano una modificazione costante del legame Idrogeno – Ossigeno nell’acqua “trattata” da noti pranoterapeuti.
I risultati confermano quelli di precedenti studiosi (Grand, Dean Brame).

Quelli che ho citato sono due sostanziosi lavoratori che avrebbero meritato il controllo di chi dubita dell’esistenza di quelle anomalie. Essi però giacciono indisturbati da una decina di anni e tali rimarranno fino al giorno in cui … Ecco è proprio qui che volevo arrivare. Quello che ho scritto finora e che – come mia abitudine – ho sentito la necessità di documentare e commentare è stata la causa, la motivazione di ciò che segue:
In quel mio scritto su “Parapsicologia e Scienza” dicevo: “desta uno strano turbamento vedere questi colossi ricchi di uomini, denaro e strumenti, combattere contro uno sparuto drappello di ‘votati al sacrifico, senza denaro, con pochissimi mezzi. Ed è stimolante percepire nettamente che ‘loro’ hanno paura che i fenomeni che ‘noi’ studiamo siano veri e ricorrono, magari senza accorgersene, a mezzi non proprio corretti per demolire la Parapsicologia”.

Da mezzo secolo circa stiamo assistendo ad una lotta che ricorda molto da vicino quella fra Davide e Golia. Questa lotta fa parte della Storia della Scienza e della Filosofia della Scienza, che – come ha detto Khun – devono rimanere due discipline distinte ma in strettissimo dialogo. È iniziata da ormai un quarantennio una rivoluzione storiografica nello studio della Scienza che ha portato Khun, e tanti altri, a precisare meglio i concetti di “paradigma”, di “Scienza normale”, “Rivoluzione Scientifica” ed altro.

Quello che mi interessa mettere a fuoco ancora una volta è il concetto di “Scienza normale” e poi quello di “Paradigma”.

Il primo implica una ricerca sui risultati raggiunti dalla Scienza del passato, ai quali una certa comunità scientifica riconosce la capacità di costituire “I Fondamenti” della sua prassi ulteriore. E una Scienza normale, pur in presenza di elementi anomali, si adopera ogni volta a riportarli nel suo paradigma concettuale di fondo, caratteristico di un suo momento storico. Solo quando le anomalie non si possono più trascurare, si sviluppano delle indagini straordinarie nel corso delle quali avviene una “Rivoluzione Scientifica”.

In ogni caso – dice il fisico e filosofo Tommaso Alberto Figliuzzi, dal quale ho tratto alcuni dei concetti qui espressi – molto spesso la Scienza Normale decide di ignorare questi eventi anomali e la rivoluzione del paradigma arriva con lentezza. Veniamo al nostro caso: la scienza normale dice che sono cento anni che non riusciamo a dimostrare nulla di concreto, e noi diciamo che sono almeno 50 anni che portiamo ogni tanto delle pezze di appoggio ponderose, come quelle che vi ho elencato più sopra. Ma tutto procede con estrema lentezza.

Ma – qui sta il bello – qualcuno ha detto, non ricordo più chi, che i paradigmi non cambiano, non perché molti scienziati riconoscono quei “fondamenti” non sono più sufficienti o perché sono errati, ma perché quegli scienziati, acerrimi nemici del nuovo, finalmente muoiono e vengono sostituiti da nuovi, giovani studiosi che non sentono tremare il terreno sotto i piedi, se quei fenomeni vengono scossi, ma sentono meravigliosamente allargarsi quegli ormai angusti confini.

Un amico di Roma mi ha inviato un articolo di ben sei colonne, comparso su “Il Tempo”, in cui si annuncia che a Rocca Sinibalda, in provincia di Rieti, si darà inizio nel 200 agli scavi di un “Tempio” detto “dell’Amore”. Il Tempio, a mò di stella, risale a circa 2300 anni fa. Sorvolando sulla descrizione di questo reperto, la cui importanza archeologica sembra notevole se viene definito dal GAT (Gruppo Archeologico Turanense – RI)con queste parole “sapevamo di avere tra le mani un gioiello prezioso…” . sorvolo, per passare all’altra notizia che ci interessa. Il Tempio dell’Amore fu scoperto nel 1975, quando il GAT ebbe contatti ripetuti con il noto sensitivo e archeologo Umberto di Grazia, che da tempo frequentava i luoghi perché convinto dell’esistenza di importanti resti nella zona. E sul Monte Sole finalmente scoprì una antica piattaforma e in seguito i resti del Tempio, che finora era tenuto nascosto per timore di furti da parte dei soliti “tombaroli”.

Quando le spese per effettuare gli scavi sono state stanziate per l’anno 1999-2000 nel piano previsionale dal Comune e dalla Comunità Montana, un membro del GAT si è sentito autorizzato a diffondere la notizia.
Ho da tempo un grosso dossier su questo sensitivo e studioso, Umberto Di Grazia, e mi è dispiaciuto di avere letto su un libro la descrizione spregiativa e un po’ umiliante di questa persona che ho conosciuto come uno squisito gentiluomo. Sia il fatto di cronaca riferito sopra, ma anche questo maltrattamento di una persona per molti versi ammirevole mi hanno indotto a prendere la penna per una doverosa difesa. Ho qui davanti a me delle dichiarazioni di un Professore Ordinario della Università “La Sapienza” (il Prof. Francesco Bruno N.d.R.) che riconosce a Di Grazia di essere un uomo profondamente razionale, che usa metodi scientifici, sia nella ricerca sia nella valutazione dei suoi risultati, e che ha constatato personalmente il reale accadimento di “alcune premonizioni riguardanti avvenimenti delittuosi e attentati terroristici, successivamente accaduti”. Non sono autorizzato a far nomi, e non lo faccio per riservatezza, anche se nella dichiarazione del Professore non viene richiesta.

Nel dossier c’è anche un importante lavoro del Dr. Mario Bruschi del Dipartimento di Fisica dell’Università “La Sapienza”, lavoro che abbiamo pubblicato sui nostri “Quaderni di parapsicologia” (del CSP di Bologna – autunno 1999) e di cui ho parlato nel GdM, nel numero di settembre 1999. L’esperimento di cui si tratta è stato condotto con un gruppo di soggetti che “per un anno hanno seguito un corso tenuto da Umberto Di Grazia per sviluppare la ESP”.

I risultati di quel lavoro sono di una positività straordinaria, circa l’esistenza di un “modo anomalo di ricevere una informazione”: un modo molto cauto per indicare la percezione extrasensoriale in genere.
Tornando da dove avevo cominciato, avrei altri dati per avvalorare l’applicazione della parapsicologia nelle ricerche archeologiche. In particolare vi si è dedicato il Prof. Stephen Schwartz, membro della Royal Geographical Society e presidente di un Gruppo di Ricerca “Mobius” molto noto in USA. Ha scritto anche un libro “La faccia segreta del Tempo” con un sottotitolo indicativo “Archeologia Paranormale (psychic) e la ricerca delle origini dell’uomo”, che non mi risulta sia mai stato tradotto in italiano (Ed. Sperling col titolo “le segrete volte del tempo” N.d.R.). certamente è un campo di ricerca promettente. Peccato che in tutto il mondo siano pochissimi i sensitivi interessati … non rende molto…