Testo estratto dal libro “L’altro Regno” di Ugo Dèttore, Enciclopedia di metapsichica, di parapsicologia e di spiritismo.

SCRITTURA AUTOMATICA. Fenomeno, noto in psichiatria, per il quale un soggetto, in stato di sonnambulismo, di ipnosi, di trance, o anche in stato di veglia, scrive inconsciamente dando comunicazioni di vario genere.
L’aggettivo “automatica” è stato criticato da molti perché le comunicazioni così avute sono per lo più tali da far presupporre non già un semplice automatismo ma una forma di coscienza creativa; tuttavia è rimasto nell’uso, sia in psichiatria, sia in metapsichica.
In sé, il fenomeno non ha carattere paranormale: gli psicologi lo considerano una manifestazione dell’Io inconscio e se ne valgono spesso per le analisi del profondo.
Diviene però paranormale quando nelle comunicazioni scritte appaiono dati che lo scrivente non può conoscere e si hanno così manifestazioni di chiaroveggenza, precognizione, telepatia, xenoglossia, possessione.

La scrittura automatica e molto diffusa: si può dire che ogni persona può avere manifestazioni di questo genere; ed è uno dei mezzi più usati per ottenere comunicazioni di carattere spiritico.
La tecnica consigliata nel 1861 da Allan Kardec per ottenerla è la stessa che anche oggi viene indicata dagli psicologi, dai metapsichisti e dagli spiritisti: sedersi comodamente davanti a un tavolo con una matita in mano e un foglio davanti; appoggiare il braccio al tavolo in modo che la mano possa muoversi con il minimo sforzo; lasciare il più possibile inerti il braccio e la mano e cercare di astrarsi.
Kardec, apostolo dello spiritismo, consigliava anche di invocare gli spiriti buoni, ma non è affatto necessario, come non è necessaria alcuna fede in forze soprannaturali di qualsiasi genere. Di norma si comincia col sentire nel braccio un certo torpore, come se la pressione aumentasse, poi si avverte un leggero fremito, infine la mano comincia a muoversi; ogni tentativo di muoverla volontariamente è negativo.
Raramente si hanno subito comunicazioni coerenti: questo avviene solo se il soggetto ha notevoli capacità medianiche.
Di solito si comincia col tracciar dei segni, aste verticali o inclinate che si possono ripetete anche per tutta una pagina; poi appare qualche lettera, che anch’essa tende a ripetersi più e più volte o a unirsi ad altre lettere in nessi senza senso. Infine la scrittura si organizza in parole vere e proprie che a poco a poco si collegano in frasi più o meno sensate. Una forma di scrittura automatica si può anche ottenere con la planchette.
La pratica è decisamente sconsigliabile a chi volesse tentarla per pura curiosità: tutti sanno quello che succede agli apprendisti stregoni.
Gli eventuali esperimenti del genere devono essere sempre seguiti e controllati da una persona competente e sicura.
Un fenomeno caratteristico della scrittura automatica è il cambiamento di personalità.
Di norma il soggetto, o medium, muta forma di scrittura e, scrivendo, si esprime come se fosse un’altra persona a cui talora dà un nome.
Per lo più sostiene di essere lo spirito di un defunto, ma non è la regola: in tal caso si ha un fenomeno di possessione.
Comunque la nuova personalità ha un carattere suo proprio e proprie reazioni, può esprimere idee superiori alla cultura e all’intelligenza del medium, avere cognizioni che egli normalmente non ha. Nei casi di possessione dà spesso indicazioni precise sulla sua vita trascorsa fornendo talora nomi e indirizzi. Può darsi che qualcuno fra i presenti abbia conosciuto questa personalità quando era in vita; altre volte essa e sconosciuta e tutti ma dà ragguagli di sé tali da potere essere controllati in se mito. E la scrittura può risultare molto simile a quella di colui che pretende comunicare in tal modo.
Un caso classico è quello riportato da Théodore Flournoy, nel quale la medium Helène Smith, da lui studiata a lungo, nel 1899, scrisse messaggi firmati dal parroco e dal sindaco di un paese della Savoia, Chessenaz, rispettivamente Burnier e Chaumontet: da ricerche fatte risultò che, a Chessenaz, un certo Jean Chaumontet era stato sindaco nel 1838-39 mentre dal 1824 al 1841 era stato parroco André Burnier; le loro firme erano identiche a quelle dei messaggi della Smith.

I fenomeni di questo genere vengono spiegati dagli spiritisti come dovuti alla manifestazione di personalità disincarnate, e dai parapsicologi come conseguenza di una dissociazione nella personalità del medium complicata da fenomeni di chiaroveggenza, retrocognizione, telepatia ecc.
Certo non è facile immaginarsi come una personalità dissociata della Smith abbia potuto cogliere per chiaroveggenza le firme di un parroco e di un sindaco di un lontano paese, vissuti una cinquantina di anni prima, e imitarle automaticamente. Lo stesso Flournoy fu costretto a supporre che la sensitiva avesse visto le due firme in qualche vecchio documento, cosa che la Smith negò risolutamente.
E, poiché il fenomeno è tutt’altro che unico nella casistica, è lecito mantenere in questi casi molti dubbi sulla spiegazione parapsicologica.
Gli stessi dubbi, e anche più profondi, permangono quando la scrittura automatica si presenta in lingua straniera ignota al medium, lingua che, talora, è tutt’altro che consueta (slavo antico, greco antico, cinese ecc.).
In alcuni casi, tuttavia, è evidente un’attività inconscia del soggetto: non di rado la personalità che si manifesta dichiara esplicitamente di essere una parte di lui stesso; altre volte, come nel famoso caso del signor Till, è evidente che la comunicazione deriva da idee o supposizioni dell’automatista.
Talora infine, la scrittura automatica si presenta come un vero e proprio dialogo fra viventi: il sensitivo, in stato di veglia, si rivolge a una persona vivente lontana, da lui conosciuta, facendole delle domande e ottiene risposte coerenti e controllabili.
Il fatto che questo automatismo possa essere provocato dall’inconscio del soggetto o dallo psichismo di un vivente non esclude la possibilità di interventi da parte di personalità defunte: dimostra solo che attività psichiche inconsce o estranee al soggetto possono manifestarsi con questo mezzo.

BIBLIOGRAFIA. A. Kardec: Le livre des mediums, 1864; F.W.H. Myers: Automatic Writing (in “Proceedings” della S.P.R., voll. 3-4, 1885-87); C. Richet: Les mouvements muscolaires incoscientes, 1886; P. Janet: L’automatisme psycologique, 1889; Th. Flournoy: Des Indes a la planète Mars, 1900; A.W. Verrall: On a Series of Automatic Writing (“Proceedings” della S.P.R., vol. 20, 1906); A.M. Mull: Automatic Writing, 1930—63.

SCRITTURA DIRETTA. Scrittura ottenuta in seduta medianica, generalmente a matita su carta o con gesso su lavagne, senza che la matita o il gesso siano toccati da alcuno. Il fenomeno fu ottenuto per la prima volta, sembra, dal medium statunitense Simmonds nel 1850, e nel 1852 in ottenuto da Jonathan Koons nella sua famosa “camera spiritica”: alcuni fogli lasciati con una matita sul tavolo di quella stanza, chiusa poi a chiave e sigillata dal Koons, che si mise di guardia sulla porta, furono trovati riempiti da un lungo messaggio. Nel 1857 il barone Guldenstubbe, tornato dall’America, fece conoscere la scrittura diretta in Europa. Molti fra i medium più noti produssero questa scrittura:
Eglinton, Slade, Moses, Home, la Paladino, ecc.; le manifestazioni più recenti sono quelle ottenute dal sensitivo torinese Gustavo Adolfo Rol.
Sulla veridicità di questo sconcertante fenomeno sorsero presto polemiche e, ancor oggi, non pochi sono i parapsicologi che lo negano considerandolo frutto di un trucco. Ma la casistica è tale da non permettere questa conclusione.
L’astronomo Zöllner ottenne scritture dirette sperimentando con Slade nel 1878, con controlli rigorosi, e così pure Gibier con lo stesso medium, nel 1886. Così Gibier descrive il suo esperimento: “Portai con me due lavagnette e mi ci misi a sedere sopra: le lasciai solo quando tutto il peso del mio corpo gravò su di esse. Posai allora le mani sul tavolo, con quelle di Slade, e subito sentii che una scrittura veniva tracciata sulle ardesie al mio contatto. Quando tutto fu finito ritirai io stesso le due lavagnette sulle quali lessi: ‘È difficile influenzare le lavagne; abbiamo fatto quello che abbiamo potuto’. Lo Slade non si era mai avvicinato ad esse.”
Speer, a sua volta, così riferisce un fenomeno ottenuto grazie alla medianità di Moses: “Presi un foglio della mia carta da lettere e, a insaputa degli altri membri del circolo, vi posi la data e le mie iniziali facendovi anche in calce un segno particolare… posai il foglio con una matita sotto il tavolo dello studio e, dopo avere minuziosamente esaminato la stanza, chiusi e fissai le imposte delle finestre, chiusi a chiave la porta e mi misi le chiavi in tasca. Non persi mai la porta di vista finché rientrai, e, quando raccolsi la carta vi lessi un messaggio chiaramente tracciato.”
Da parte sua Crookes, sperimentando con Home, vide una mano luminosa che, presagli dalle mani una matita, scrisse una frase su di un foglio.
Questi tre esempi non sembrano ammettere trucchi.
L’ipotesi del trucco fu tenacemente sostenuta dal prestigiatore Davey e da Padre De Heredia, ma gli artifici da loro indicati non potrebbero applicarsi a nessuno dei tre casi riportati. Ancor oggi alcuni prestigiatori imitano il fenomeno: prendono due lavagne, mostrano al pubblico che sono assolutamente prive di trucchi, le sovrappongono e le infilano in una busta che, di solito, viene affidata a uno spettatore.
Poi chiedono al pubblico di indicare un numero dispari di una cifra, il nome di un fiore e quello di un animale feroce: le indicazioni sono, di regola, sette, rosa e leone; se ve n’è qualche altra, il prestigiatore non ha difficoltà a trascurarla. Tolte le lavagne dalla busta, su una di esse appare il numero sette e sull’altra le parole rosa e icone.
Il trucco è semplicissimo: se una delle due lavagne è posta una sottile lastra di ardesia che copre perfettamente la lastra incorniciata: su questa è già scritto il numero sette, sul rovescio della lastra sottile sono scritte le altre due parole. Togliendo le lavagne dalla busta, il prestigiatore fa cadere la lastra mobile dall’una sull’altra lavagna e appaiono gli scritti.
Un trucco di questo genere è possibile su di un palcoscenico, non in una sala di sedute dove i controlli sono molto più rigorosi e la lastra mobile verrebbe facilmente scoperta; senza contare che le lavagne sono sempre portate dagli sperimentatori.
Per lo più la scrittura diretta consiste in un fenomeno di telecinesi: se l’esperimento avviene in piena luce, si vedono il lapis o il gesso muoversi da soli; se al buio, il lapis viene di solito spalmato di vernice fosforescente e può essere egualmente veduto. Operando con lavagne, si usano due lavagne incorniciate e sovrapposte con un gessetto chiuso fra di esse, nel vano lasciato dallo spessore delle due cornici.
Ma in alcuni casi la semplice telecinesi deve essere esclusa. Verso il 1955 il sensitivo svedese Olle Jönsson, durante una seduta, pregò lo sperimentatore Poul Thorsen di scrivere una domanda su di un foglio, di ripiegarlo cinque volte e di tenerlo ben stretto nella mano sinistra. Subito dopo gli disse che la domanda era: “Quanti abitanti ha la Svezia?” Poi pregò il Thorsen di tenere ancora il foglietto e di dargli la matita, con in quale, a sua volta, prese a tracciare alcune linee orizzontali su di un foglio. Infine invitò lo sperimentatore a spegnere per un momento l’unica lampada elettrica che illuminava la stanza. Riaccesa la luce e aperto il biglietto, il Thorsen si accorse stupito che, sotto la sua domanda, era scritta la risposta: “7 milioni.”
La scrittura era affine a quella del Thorsen, ma inclinata in senso contrario.
In questo caso non vi è stata certo telecinesi, ma un vero e proprio apporto di grafite sul foglio ripiegato: come nota De Boni, le linee tracciate dal medium sul suo foglietto servivano probabilmente a preparare il materiale per questo apporto.

Riccardi riferisce un fenomeno ottenuto, nel 1966, con il sensitivo Rol: questi avvolse un foglietto attorno a una matita e lo pregò di tenere il tutto; dopo qualche istante sul foglio, srotolato, apparve scritto un messaggio.
Anche in questo caso si deve pensare a un fenomeno di apporto.
Altre volte si ottengono scritture dirette in assenza di materiale scrittorio: cosi quelle avute da Moses e da Olcott in colori diversi, sebbene nella stanza non vi fossero matite. Lastre fotografiche avvolte in carta nera possono essere impressionate con scrittura diretta che, di solito, vi risulta incisa. Si sono avuti anche casi in cui macchine da scrivere hanno scritto da sole.

BIBLIOGRAFIA. J.K.F. Zöllner: Die transzendental Physik in Wissenschafdliche Abbandlungen, 1877-79; P. Gibier: Le spiritisme ou fakirisme occidentale, 1886; C.M. De Heredia: Spiritism and Common Sense, 1922; N. Riccardi: Operazioni psichiche sulla materia, 1970.

Testo estratto dal libro “L’altro Regno” di Ugo Dèttore, Enciclopedia di metapsichica, di parapsicologia e di spiritismo.

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