STORIA DELLA MAGIA ANTICA (PARTE SECONDA) di Devon Scott

La Magia in Egitto

La civiltà egizia si sviluppò nel corso di tremila anni e di trentuno dinastie; essa fu favorita da un clima caldo e da un terreno che la piena autunnale del Nilo rendeva fertile, con risorse più che sufficienti per far vivere la popolazione, indipendente ma aperta al contatto con gli altri popoli. Erodoto chiamò l’Egitto “dono del Nilo“: se guardiamo la sua carta geografica possiamo renderci conto del perché. La valle del fiume va da Assuan al delta, larga al massimo venti chilometri nella sua zona coltivabile, e senza il fiume il paese sarebbe un grande deserto.

Il potere del faraone era assoluto, ma non tirannico; il paese poteva contare sull’unità politica e su di un sistema burocratico capillare, che era un modello di efficienza e di organizzazione, raggiungendo per mezzo di corrieri ogni angolo del regno. Gli stranieri non erano amati, ma comunque tollerati, purché rispettassero gli dei dell’Egitto; avevano il beneficio di non pagare tasse. Coloro che entravano in Egitto come profughi dovevano invece fare una sorta di servizio civile, cioè lavoro obbligatorio per un certo periodo, in cambio del privilegio di risiedere nel paese; venivano ripagati in natura, con pane, carne, pesce e cereali. Gli Ebrei erano fabbricanti di mattoni, i Siriani lavoravano nelle cave come tagliapietre o nei campi come braccianti, i Fenici erano abili costruttori di templi. Tutti gli stranieri erano regolarmente censiti.

L’Egitto commerciava con molti paesi ed aveva contatti costanti con persone di varie nazionalità; una scuola di scribi interpreti redigeva documenti in accadico (la lingua dei rapporti diplomatici e commerciali): atti di acquisto e vendita di merci, relazioni, lettere, comunicazioni. A questi stessi scribi dobbiamo interessanti traduzioni di miti babilonesi ed anche di opere greche. Studiosi come Solone, Erodoto e Platone viaggiarono per tutto il paese, senza problemi di lingua proprio per merito degli interpreti; furono trattati tutti con benevolenza, anche se con un po’ di sufficienza, da un popolo il cui Faraone si riteneva un dio in terra e il sovrano di tutto il mondo conosciuto.

La onnipresente burocrazia egiziana, che ammassava montagne di documenti negli archivi, ci ha lasciato in eredità numerosi papiri, che hanno permesso la ricostruzione di parte della storia dell’antico Egitto. Abbiamo anche moltissime testimonianze circa il culto degli dei, sui riti funerari e sulle credenze magico-religiose, e proprio la ricchezza del materiale arrivato fino a noi ha alimentato la fama dell’Egitto come culla della magia.
Era egiziano il più famoso mago di tutti i tempi, Ermete Trismegisto, che in greco significa “tre volte grandissimo”, possessore della conoscenza delle tre parti dell’universo, con poteri sul cielo, sulla terra e sul mondo dei morti.
Un’antica tradizione lo colloca attorno al 1300 a.C.; un’altra lo identifica con un mitico re vissuto per più di tremila anni, autore di ben trentaseimila libri di magia. Lo storico Giamblico (III secolo d.C.) ridimensiona questo numero assurdo a “soli” ventimila libri (2); Clemente Alessandrino, ben più realisticamente, parla di una figura di saggio, poi mitizzato, autore dei quarantadue libri sacri che venivano portati in processione al tempio di Alessandria, una volta l’anno, in una solenne cerimonia rituale. Questi libri erano divisi in sei sezioni: rituali per i templi, educazione dei sacerdoti, medicina, astrologia, inni in onore degli dei ed istruzioni per i faraoni.
Il nome con cui è conosciuto gli fu dato dai Greci su modello del loro dio della sapienza, Ermete, identificato col dio egiziano Thot, che aveva alcuni compiti importantissimi: presiedeva alla pesata delle anime dei morti, comunicando al defunto se il responso lo metteva nel numero dei giusti e nella gloria eterna di Osiride; scandiva il tempo delle alluvioni del Nilo, da cui dipendeva la sopravvivenza del paese; inoltre aveva il merito di aver inventato la scrittura geroglifica. Ermete Trismegisto veniva considerato la fonte di ogni primitiva sapienza iniziatica, poiché si credeva che avesse ereditato le conoscenze segrete degli Atlantidei.

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Autore: Devon Scott
Il testo è tratto da Tradizioni perdute di Devon Scott, edizioni Lunaris.

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