22 ottobre 2006

Ricercatori di Londra hanno trovato un link tra alimentazione e autismo, una scoperta che sta rumoreggiando nel mondo della ricerca medica. Il loro studio sta dando corpo a quanto da lungo tempo affermato dai genitori che ritengono che un cambiamento della dieta può alterare il comportamento dei loro bambini — e diminuire i loro sintomi autistici. “Quello che i genitori ci stanno riferendo sui disturbi del sistema digestivo di questi bambini ha un grandissimo valore”, ha detto ieri ad Atalanta il direttore per la ricerca Dr. Derrick MacFabe, “ma voglio dimostrare che ci sono speranze. Questo studio ci permette di esaminare cose che hanno il potenziale di ridurre il rischio della malattia e forse di curarla. C’è qualcosa di comune tra dieta, enzimi digestivi, sistema immunitario, comportamenti e funzionamento del cervello.Il neurologo è direttore del Kilee Patchell-Evans Autism Research Group all’Università del Western Ontario.

Il team, cui è stato dato il nome della figlia autistica di 10 anni di David Patchell -Evans, è stato costituito tre anni fa per ricercare le cause di una malattia che colpisce uno ogni 166 bambini.L’autismo è una condizione mentale caratterizzata da incapacità a comunicare, difficoltà nell’apprendimento, autostimolazioni o comportamenti aggressivi.”Sono entusiasta perchè da tanto tempo i genitori affermano che ciò che i loro bambini mangiano cambia le cose”, ha detto Patchell-Evans, il direttore esecutivo del GoodLife Fitness che ha permesso la costituituzione del team di ricerca con una sostanziosa donazione. “Ora ci stiamo muovendo dal pettegolezzo alla scienza e quando si smette di spettegolare e si va avanti con una fondazione scientifica…allora si può realizzare qualche progresso reale perchè la comunità medica ha bisogno di rigorosi studi scientifici”.

Come molti genitori di bambini autistici, Patchell-Evans ha tolto a sua figlia glutine e caseina circa un anno dopo che lei è stata diagnosticata avendo sentito da altri che poteva essere utile.”La differenza” racconta “è stata come tra il giorno e la notte. Lei ha cominciato ad imparare meglio, a stare più attenta, la sua iperattività è diminuita, la sua socialità aumentata…e dormiva tutta la notte”.

Il team di ricerca ha cominciato a cercare un possibile legame tra autismo e dieta dopo aver sentito molte descrizioni di genitori che affermavano che o loro bambini avevano problemi digestivi.Le scoperte di Patchell-Evans sono state simili a quelle delle centinaia di genitori, ha detto MacFabe, che ha studiato se il disturbo digestivo potesse peggiorare i sintomi autistici come comportamenti ripetitivi, isolamento sociale e scarso controllo degli impulsi.

Il team si è focalizzato su un composto chiamato acido propionico, presente in alcuni cibi come glutine raffinato e caseina. MacFabe afferma che l’acido è prodotto anche da molti tipi di batteri digestivi, in particolare quelli associati con diarrea associata ad antibiotici.Gli scienziati hanno messo il composto nel cervello di topi da laboratorio che sono diventati iperattivi e ripetitivi, mostrando segni di peggioramento nella socializzazione che ricordano quelli presenti in pazienti autistici. Esposizioni ripetute hanno dato ulteriori peggioramenti comportamentali e danni al cervello paragonabili alle crisi epilettiche che spesso coesistono con l’autismo.

Analizzando poi i cervelli di questi animali, gli scienziati hanno osservato una risposta infiammatoria strettamente somigliante a quelle trovate nel cervello di persone autistiche in un recente studio condotto da John Hopkins.Il team di ricercatori dell’Università del West Ontario comprendeva MacFabe, il Dr. Klaus-Peter Ossenkopp, il Dr. Donald Cain, il Dr. Martin Kavaliers, la Dr. Elizabeth Hampson e il Dr. Fred Possmayer.MacFabe e gli altri membri del team sono stati ad Atlanta per presentare il loro studiom alla principale conferenza di neurologia.Appena apparso sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Behavioral Brain Research, lo studio ha ottenuto grande interesse. Alcuni dei membri del team sono già stati ben accolti ad una Conferenza di Montreal, l’ International Meeting of Autism Researchers.

Il loro studio ha anche attratto l’attenzione del Brain Development and Disorders Project at the Massachusetts Institute of Technology (MIT).”Abbiamo bisogno di questo tipo di ricerca integrativa per capire cosa sta succedendo nell’autismo e come sia coinvolto l’asse intestino-cervello” ha detto la direttrice del progetto, la Dr. Martha Herbert, che collaborerà con MacFabe per esaminare ulteriormente questo in pazienti umani. Il prossimo passo per il gruppo di ricercatori del west Ontario sarà lavorare con la Dr. Jeanette Holden, direttrice del Canadian-American Autism Research Consortium della Queen’s University.

ABSTRACT
Effetti neurobiologici dell’acido propionico nei topi. Possibile ruolo di corte catene di acidi grassi sulla patogenesi e caratteristiche dei disordini dello spettro autistico.

Osservazioni cliniche suggeriscono che alcuni fattori intestinali e dietetici possono transitivamente peggiorare i sintomi nei disordini dello spettro autistico (ASD), epilessia e alcuni disordini metabolici ereditari. L’acido propionico (PPA) è una corta catena di acidi grassi e un importante intermediario del metabolismo cellulare. L’ PPA è anche un sottoprodotto di una subpopolazione di enterobatteri dell’intestino umano ed è un comune conservante alimentare. Abbiamo esaminato gli effetti comportamentali, elettrofisiologici, neuropatologici e biochimici del trattamento con PPA e composti relativi in topi adulti. Infusioni intraventricolari di PPA hanno prodotto comportamenti reversibili ripetitivi distonici, iperattività, capovolgimenti comportamentali, retropulsione e lo sviluppo progressivo di crisi epilettiche di origine limbica, suggerendo che questo composto ha effetti centrali.

Analisi biochimiche di cervello omogenato di topi trattati con PPA hanno mostrato un aumento dei marker dello stress ossidativo (per es: perossidazione lipidica e carbonilazione proteica) e attività della glutathione S-transferase accoppiata con una diminuzione della glutathione e dell’attività della glutathione peroxidase. Esami neuroistologici dell’ippocampo e della adiacente materia bianca(capsula esterna) di topi trattati con PPA hanno rivelato un aumento della reactive astrogliosis (GFAP immunoreactivity) e della activated microglia (CD68 immunoreactivity) che suggeriscono la presenza di un processo neuroinfiammatorio. Questo è stato accoppiato a mancanza di citotossicità (numero delle cellule, cleaved caspase 3′ immunoreactivity), e ad un aumento dellaimmunoreattività phosphorilata CREB. Riteniamo che alcuni tipi di autismo possano essere forme parziali di un disordine geneticamente ereditario o acquisito comprendente un metabolismo alterato del PPA. Così, la somministrazione ventricolare di PPA nei topi può fornire un mezzo per riprodurre alcuni aspetti dell’autismo umano nei topi.

DF, Cain DP, Rodriguez-Capote K, Franklin AE, Hoffman JE, Hoffman JE, Boon F, Taylor AR, Kavaliers M, Ossenkopp KP Behav Brain Res. 2006 Aug 31:.PMID: 16950524The Kilee Patchell-Evans Autism Research Group, Departments of Psychology and Psychiatry, Division of Developmental Disabilities, University of Western Ontario, Social Science Centre, Room 7252, London, Canada N6A 5C2.

fonte: http://www.genitoricontroautismo.org

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