di Marisa Menna

tarocchi“Il popolo conserva così, senza comprenderli, i frantumi di tradizioni antiche, risalenti a volte anche a un passato talmente lontano che sarebbe impossibile determinarlo… Esso svolge in tal modo la funzione di una specie di memoria collettiva più o meno “subconscia”, il cui contenuto, una quantità considerevole di dati di ordine esoterico, è manifestamente venuto da un’altra parte”.
René Guénon – Simboli della scienza sacra.

Incontrai i tarocchi all’età di 14 anni, bussarono alla mia porta ed entrarono per restarci e guidarmi.

La storia del Tarocco (francese Tarot) si perde nelle nebbie del tempo, nebbie alimentate da innumerevoli leggende formatesi su queste carte. Sono sorte teorie storiche, culti e spesso i suoi adepti sono divenuti fanatici nel proclamare la loro unica e sola verità.
Le leggende zingare narrano che il segreto dei Tarocchi fu originariamente importato dalla loro gente dall’Oriente in Grecia e poi nel resto d’Europa.
Un noto occultista francese Papus (Gerard d’Encausse), scrive “Gli Zingari ci hanno dato la chiave di interpretazione simbolica temporale. Laddove un uomo della strada vede soltanto la chiave ad un’oscura tradizione, si svelano gli anelli misteriosi della catena che unisce Dio, l’Universo e l’uomo.” Possiamo definire gli zingari, in questo caso, come diffusori di culture.
E’ doveroso aggiungere che esiste anche una leggenda dell’origine nell’antico Egitto, dove un collegio sacerdotale di Toth ne avrebbe curato la compilazione.
In Italia il Tarocco viene ricordato, pare, per la prima volta nel “Trattato del Governo della famiglia” di Sandro Di Pipozzo di Sandro nell’anno 1299.
Nel 1784 Court de Gebelin nel suo “Le Monde Primitif” giura sull’origine egizia dei Tarocchi, ma Rider Waite e altri seri studiosi sfatano questo mito dimostrando che l’etimologia della parola “Tarot” preesiste al ritrovamento della Stele di Rosetta, quindi tale parola esisteva prima una qualche conoscenza della lingua degli egizi.

I Tarocchi sono uno dei mezzi concessi all’uomo per riconquistare il suo centro, cioè per porsi in diretto contatto con l’Assoluto.
La via concessa a chi medita con i Tarocchi è quella del simbolo, che è definita da Maxwell come “Un segno o un gruppo di segni di cui è facile cogliere il significato evidente, ma che ha un altro significato nascosto, che soltanto la decifrazione del messaggio contenuto negli ideogrammi può svelare”.
Le carte sono esseri viventi, è opportuno considerare le relazioni che sorgono tra esse e chi le studia. I creatori di questo “Gioco” hanno volutamente inserito nelle figure dettagli asimmetrici all’interno delle singole carte per insegnarci a guardare. I tarocchi negano ogni ripetizione.
Il segreto divino infatti non si nasconde, sta davanti a noi. Il fatto di vederlo o meno dipende dall’attenzione che prestiamo nell’osservare i dettagli e metterli in relazione. La visione trasmessa dai nostri occhi cambia a seconda del livello di coscienza che siamo in grado di sviluppare.
Gli uomini si sforzano di fare, conquistare, dominare: le loro energie sono svolte all’esterno in maniera accanita e totale. La vera Magia concorda con il monito “Noli foras ire” di Sant’Agostino: la verità è all’interno dell’uomo e con “Conosci te stesso e scoprirai i misteri dell’Universo” dell’oracolo del tempio di Apollo.
I Tarocchi sono tra i più importanti mezzi tecnici di illustrazione della Duplice Via che porta all’ascesi mediante un’associazione di simboli. I nomi, la forma e l’aspetto hanno stretti legami con gli archetipi. Gli arcani parlano davvero solo a chi ha imparato a comprenderli.
Per studiarli, oltre ai testi, ho dormito ogni notte con un carta diversa per comprendere i messaggi che vanno oltre l’occhio razionale, andavo in giro ogni giorno con una carta diversa nella borsa, ho ascoltato ogni carta, immaginando intenzioni, azioni, voce e movimenti.. le ho osservate girandole di 180° per cercare altri simboli apparentemente non visibili.

Il Tarocco
Il Tarocco è un mazzo di 78 carte: 56 Carte di Corte (4 semi, come le carte moderne) e 22 Lame (chiamate anche Trionfi o Arcani). Ogni Lama ha una raffigurazione simbolica con titolo a sé.
Sebbene le sue origini siano sconosciute esiste un frammento interessante di storia modernissima: verso la metà del XIX sec. sorse un grandissimo studioso e Qabalista, il suo nome era Alphonse Louis Constant, conosciuto con il nome ebraico di Eliphaz Levi. Egli aveva compreso che il Tarocco era una forma pittorica dell’Albero della Vita Qabalistico.
Stabilì per la prima volta un rapporto preciso fra le 22 lettere dell’alfabeto ebraico, i 22 sentieri delle Sephirot cabalistici da percorrere e i 22 Trionfi dei Tarocchi, da lui definiti “Arcani maggiori”, indicando in queste figure la chiave per la comprensione di tutti gli antichi dogmi religiosi.
Ogni carta è un essere vivente e le sue relazioni con le carte vicine sono diplomatiche, ed è compito dello studioso incorporare queste pietre viventi nel suo Tempio.
I Tarocchi sono una mappa che mostra come viaggiare attraverso paesi prima sconosciuti.

Il Mago, Lama n° 1

Mago WirthPerché proprio un illusionista inizia il Gioco dei Tarocchi? Perché questo Universo che si manifesta avanti ai nostri occhi è una illusione, in quanto l’Intelligenza Suprema non crea direttamente l’Universo fenomenico, bensì si serve di una essenza creata da essa.
Platone dice che il creatore non è l’Essere Supremo, ma la sua Parola, Logos o Demiurgo.
Demiurgo è l’artefice che forma il mondo a imitazione delle Idee e, ordinando la materia, le impone il moto e le dà anima. Noi percepiamo solo l’ombra della realtà perché siamo prigionieri della materia: poiché siamo incapaci di cogliere la realtà, ne percepiamo solo le apparenze.

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L’Illusione è il principio dell’Universo: al di là di questo connettersi l’una nell’altra delle apparenze la realtà è semplicissima e grandiosa. Dobbiamo però iniziare a sottostare ai processi di trasmutazione per noi liberatori dal piano materiale.
L’Arcano Uno dice che il mondo è stato creato dall’intelligenza divina con un atto di volontà assoluta.

Il titolo in francese di questa carta nel mazzo medievale è “Le Bataleur”, il portatore del Bâton. Mercurio è il portatore del bastone: energia emessa.
Secondo la filosofia ermetica rappresenta l’Alchimista deciso ad intraprendere la Grande Opera.

– Simbologia del numero Uno
Uno solo è il Signore Dio tuo. L’1 è il padre dei numeri.
Nella sfera dell’intelletto l’Uno è l’Anima del Mondo e il Primo Uomo. Nella sfera celeste è il Sole che dà la vita. Nella sfera degli elementi è la pietra filosofale e il mezzo primario.
Nella sfera inferiore l’Uno è il cuore e il principio della vita e della morte.
L’equivalente ebraico del N°1 è la lettera Alef.
L’Uno è il fuoco che apparve a Mosè mentre bruciava il roveto senza consumarlo, l’Uno è il numero della Creazione, perché dall’Uno derivano tutti gli altri.
Nella sfera più alta l’uno è l’Essere Supremo da cui ha origine ogni virtù e potere.

– Simbologia della carta
La carta rappresenta un mago o un prestigiatore, in piedi davanti al proprio tavolo di lavoro, che solleva la sua bacchetta magica.
Gli elementi materiali dell’Universo sono sul tavolo davanti a lui: una coppa (simbolicamente anche un Graal), un coltello o una spada, delle monete, e un bastone o bacchetta e rappresentano i 4 elementi (Terra, Aria, Fuoco, Acqua) che iniziano a diversificarsi l’uno dall’altro fuori dell’Unità e inizia l’Illusione.
Il tavolo è rettangolare e sono visibili solo tre gambe e potrebbero significare i tre elementi (zolfo, sale e mercurio). La quarta gamba non visibile potrebbe significare la quarta colonna del tempio.
L’abito del Mago ha i seguenti colori con i rispettivi significati:
– blu e rosso: desiderio istintivo e forza generatrice;
– maniche gialle per un terzo: destrezza dell’avambraccio e pienezza di forza.
Le mani disposte l’una verso l’alto e l’altra verso il basso, confermano che la creazione realizza il principio della Tavola di Smeraldo: “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, e ciò che in basso è come ciò che è in alto”.
La bacchetta è il tramite fra l’alto e il basso, quindi gli influssi risalgono dal basso verso l’alto. La Terra di base è gialla come l’oro, perché anche questo elemento partecipa alla creazione dell’intelligenza: gialla come la Grande Opera.
Il tavolo ha tre gambe: soltanto superando la fase delle possibilità di entrare nella realtà dell’azione, della scelta il Mago riuscirà a concretizzare la propria situazione.
Il cappello del Bagatto ha tre colori:
– giallo: simbolo dell’intelligenza;
– verde: simbolo della forza vitale;
– rosso: forza generatrice.

In alcune raffigurazioni sopra la testa del mago è presente un 8 rovesciato, simbolo dell’infinito, oppure è il cappello del mago che nella forma ne ricorda il simbolo.
I suoi occhi scintillano d’intelligenza. I suoi piedi sono posizionati ad angolo retto, la loro direzione disegna una squadra con un tulipano non ancora schiuso che spunta dal suolo sotto i suoi i passi. Questo fiore fa capire che l’iniziazione è ancora agli inizi perchè lo ritroveremo aperto nella carta dell’Imperatore e inclinato nella Temperanza. Nell’abito vi è la predominanza del colore rosso, in segno di attività. Il bastone o la bacchetta rappresenta i 4 verbi: Volere, Osare, Potere e Tacere. Ha due estremità di colore diverso (di solito rosso e blu che rappresenta anche qui l’equilibrio dell’unione degli opposti).
Il giustacuore è chiuso da cinque bottoni per richiamare la quintessenza di cui il corpo è un rivestimento. Con il movimento delle braccia e l’inclinazione del torso traccia la lettera Aleph א
che rappresenta l’Unione degli Opposti.

Mago RiderIn Ryder-Waite cambia la raffigurazione della carta ma non il significato simbolico:
Il braccio destro è alzato verso l’alto e tiene una bacchetta al suo centro che lavorano alla stessa maniera in due direzioni.
Il braccio e la mano sinistra indicano il basso. Qui è molto più evidente la sua posizione tra l’alto e il basso.
E’ molto più evidente il simbolo dell’Infinito sopra alla sua testa.
Sono presenti inoltre anche delle rose e dei gigli, simboli di passione e di purezza.
Sulla sua cintura compare l’Ouroboros che rappresenta, attraverso il serpente che si morde la coda, la natura ciclica di tutte le cose e il saper reinventarsi.

Secondo Aleister Crowley la carta è stata creata sulla tradizione Greco-Egizia ed è attribuita al pianeta Mercurio. La principale caratteristica di Thot, il Mercurio egizio, è che richiama attraverso la forma della sua testa l’ibis, simbolo di concentrazione. Si supponeva infatti che questo uccello stesse continuamente poggiato su una sola gamba, di conseguenza è stato associato allo spirito meditativo. Il Mago può attraversare e camminare tra gli altri Mondi possibili.
Impugna un bastone con un pomo ad ogni estremità, il che era probabilmente ricollegato alla polarità duplice dell’elettricità, ma è anche il bastone di Prometeo che porta il fuoco giù dal Cielo. Su un tavolo o altare, dietro il quale si trova in piedi, sono presenti le forme elementari descritti precedentemente.
Con il bastone egli crea,
con la coppa egli conserva,
con il pugnale egli distrugge,
con la moneta egli redime.

– Interpretazione della carta
Il Mago è il Dio dei tarocchi, il suo movimento genera tutte le forme geometriche.
E’ l’inizio di tutte le cose: la Causa prima, il Principio, il Soggetto pensante che si riflette in tutte le creature intelligenti. E’ l’iniziativa, l’azione, la spontaneità d’intelligenza, l’acutezza di comprensione e l’emancipazione da ogni pregiudizio. Se non può raggiungere i suoi scopi con mezzi onesti agisce con l’inganno.
Inoltre, tutte le lame in base alla loro posizione e alle carte vicine possono assumere una connotazione contraria, per cui potrebbe indicare un arrivista, un mentitore, un ciarlatano, una persona furba o astuta con capacità persuasiva.

Conclusione
I Tarocchi sono fedeli Amici se trattati con purezza d’intenti.
Molti dei mazzi in circolazione, secondo i veri studiosi, sono corrotti e realizzati da partigiani dei sistemi politici o lontani dal rappresentare l’Antica Verità.
E’ necessario per chi vuol comprenderli cercare e ricercare l’origine del simbolismo scavando nella storia, mai dar credito a falsi profeti o insegnati che si credono tali per proprio ego e che cercano di inculcare idee e personalismi.
La Vera conoscenza è autentica e limpida.

Bibliografia:
Il tarocco egizio, di Aleister Crowley;
Esegesi sui Tarocchi, di Leonarso Scotto Di Fraca;
Simboli della scienza sacra, di René Guénon;
Il Tarocco, il simbolo, gli arcani, la divinazione, di Joseph Maxwell;
I tarocchi, di Oswald Wirth.

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