SchwartzReport del 16-10-2007

JULIE STEENHUYSEN – Reuters

Traduzione a cura di Daniela Rita Mazzella

CHICAGO – Alcuni ricercatori hanno realizzato un semplice esame del sangue in grado di prevedere se dei piccoli vuoti di memoria potrebbero essere un primo segnale della malattia dei Alzheimer.

In uno studio pubblicato la scorsa domenica sulla rivista Nature Medicine, un team di ricercatori internazionali descrive 18 proteine scoperte nel sangue che, con una precisione del 90%, sarebbero in grado di prevedere se una persona svilupperà il morbo di Alzheimer.

I ricercatori sostengono che i test in grado di rilevare le alterazioni in queste proteine potrebbero essere utilizzati per prevedere la malattia da due a sei anni prima del suo manifestarsi e potrebbero essere utili per la ricerca delle cure.

“Si tratta di una prospettiva molto eccitante,” come afferma il Dr. Tony Wyss-Coray, ricercatore della Stanford University e responsabile della ricerca geriatrica presso il Veterans Affairs Palo Alto Health Care System in California.

“Noi dimostriamo che nei pazienti che soffrono di Alzheimer ci sono dei cambiamenti notevoli che compaiono molto presto nel percorso della malattia,” sostiene Wyss-Coray nel corso di un’intervista telefonica.

Il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa che priva le persone della memoria, della ragione e della capacità di comunicare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo sono circa 18 milioni le persone affette da questa malattia.

Attualmente i medici sono in grado di diagnosticare la malattia di Alzheimer escludendo altre potenziali cause della perdita di memoria, come colpo apoplettico, tumori e eccesso di alcool. Essi sono inoltre in grado di somministrare semplici test paper-and-pencil.

Spesso viene anche utilizzata la scintigrafia cerebrale, ma l’unica diagnosi definitiva è possibile solo attraverso un’autopsia.

RICERCA DI UN'”IMPRONTA DIGITALE”
Nel corso degli studi i ricercatori hanno voluto verificare la possibilità di individuare una struttura particolare nel sangue delle persone affette da malattia di Alzheimer, in moda di disporre di un profilo o di un’impronta digitale particolare per individuare questa malattia.

I ricercatori hanno selezionato 259 campioni di sangue prelevati sia da persone con i primi sintomi della malattia, sia da pazienti in stadi avanzati, ma anche da persone assolutamente prive di sintomi.

Sono riusciti a misurare i livelli di 120 proteine note individuate nel plasma sanguigno che hanno la funzione di messaggeri chimici tra le cellule ematiche, le cellule del cervello e quelle del sistema immunitario.

Un’approfondita analisi ha scoperto 18 proteine presenti in diverse concentrazioni in persone affette dalla malattia di Alzheimer.

I ricercatori hanno scoperto che due importanti funzioni vengono inibite nei malati di Alzheimer, i sistemi per la generazione di nuove cellule ematiche e quelli con funzione immunitaria, afferma Wyss-Coray, cofondatore di Satoris Inc, azienda che spera di mettere in commercio il test.

Nei campioni di sangue prelevati da 92 persone scelte tra quelle senza sintomi e quelle affette da totale demenza, l’analisi corrisponde all’effettiva diagnosi nel 90% dei casi.

Per verificare in che modo il test potrebbe prevedere lo sviluppo dell’Alzheimer, i ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di 47 persone con problemi di memoria di media entità osservati per un periodo compreso tra 2 e 6 anni.

Il test ha fornito risultati precisi nel 91% dei casi.

Lo studio rientra nella collaborazione tra Satoris e una serie di centri per la demenza negli USA e in Europa.

Patrick Lynn, presidente e amministratore delegato di Satoris, ha dichiarato la sua speranza di riuscire a sviluppare entro il 2008 un test che possa essere utilizzato nei centri di ricerca. Prima però è necessario che lo studio venga ripetuto da altri laboratori e sia oggetto di indagini più approfondite.

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