… le parole delle persone non esperte mi stancano molto, sono disgustato da frasi del tipo “psicosi di massa” o “il governo italiano andrà avanti con il nucleare”..
Conoscete davvero gli elementi in gioco? Lo sapete che il nucleare non è assolutamente economico, e fra quanto e per quanto tempo le centrali potrebbero essere operative? Avete le idee chiare su come sia possibile renderle inattive, sul trasporto, e su dove vengano conservate le scorie radioattive?
Mi fermo qui. Ma vorrei farvi notare che si tratta di obiettivi primari per atti di terrorismo ed eventuali e non auspicabili bombardamenti aerei o missilistici. Informatevi seriamente prima di parlare.
Umberto Di Grazia

Traduzione a cura di Clea Nardi

Dopo decenni di menzogne, le rassicurazioni sul nucleare ora crollano su chi faceva finta di non sentire

Rapporto speciale di Michael McCarthy – The Independent (UK), 16 marzo 2011

E’ senza precedenti: quattro reattori atomici che hanno contemporaneamente problemi gravissimi, tre che minacciano di fondersi per il surriscaldamento, e un quarto colpito da un incendio all’interno della vasca di raccolta del combustibile radioattivo esausto.

Durante tutta la giornata di ieri, hanno continuato a circolare terribili rapporti sulla centrale di Fukushima Daiichi, che sta affrontando il disastro dopo che lo tsunami in Giappone ha messo fuori uso i suoi sistemi di raffreddamento. Qualcuno di loro si è rivelato falso: ad esempio, una voce, diffusa tramite sms, che le radiazioni dalla centrale si stessero propagando in Asia. Altri invece erano veri: che a Tokyo erano state rilevate radiazioni che superano 20 volte i livelli normali; che le linee aeree cinesi avevano cancellato i voli verso la capitale giapponese; che l’Austria aveva spostato l’ambasciata da Tokyo a Osaka; che un supermercato aperto 24 ore del distretto di Roppongi a Tokyo aveva esaurito radio, torce, candele e sacchi a pelo.

Ma forse la cosa più allarmante è che sebbene Naoto Kan, il primo ministro del Giappone, abbia ancora una volta fatto appello alla calma, molti – in Giappone come altrove – non sono più disposti ad essere rassicurati.

Considerevole è il livello di allarme: come abbia fatto il giro del mondo (Angela Merkel ha imposto una moratoria sull’energia nucleare; in Francia ci sono richieste di referendum); come la terribile storia dello tsunami stesso del Giappone sia stata spostata dalle prime pagine dei giornali. Ma allora, la preoccupazione globale riguardo alla sicurezza nucleare, come dimostra l’emergenza di Fukushima, è molto facile da alimentare – e, come stanno scoprendo le autorità giapponesi, molto difficile da calmare.

Il motivo è un settore che fin dall’inizio, oltre mezzo secolo fa, ha fatto del segreto la sua parola d’ordine; e una volta che questo accade, spesso subito i fatti sono seguiti da insabbiamenti e autentiche menzogne. Il senso di crisi che circonda i reattori nucleari che sono stati colpiti in Giappone è esacerbato cento volte dal fatto che, durante un’emergenza, la fiducia pubblica nei sostenitori dell’energia atomica è virtualmente inesistente. In troppe occasioni in Inghilterra, America, Russia, Giappone – scegliete la vostra nazione – alla gente non è stata detta la verità (e spesso non le è stato detto proprio nulla) sulle disavventure nucleari.

Per capire la mania per la segretezza, dobbiamo tornare indietro fino alle origini dell’energia nucleare. Non si trattava di una tecnologia immaginata per sostituire le centrali elettriche a carbone; ma di una tecnologia nucleare, concepita in una lotta tra la vita e la morte, che venne modificata per scopi civili. Al suo cuore si trova la reazione nucleare a catena, il processo autonomo di divisione atomica (“fissione”) che si verifica quando si riunisce una quantità sufficiente di materiale altamente radioattivo, il quale produce altri elementi radioattivi (“prodotti della fissione”), e un rilascio di energia.

Quando fu realizzato per la prima volta dai fisici Enrico Fermi e Leo Szilard, in un “pila” atomica costruita in un campo da squash dell’Università di Chicago nel dicembre 1942, produsse semplicemente calore; ma tutti coloro che erano coinvolti capirono che se fosse stato possibile accelerarlo, avrebbe prodotto la più grande energia esplosiva mai conosciuta. E così nacque il Manhattan Project, l’impresa degli Stati Uniti di costruire la bomba atomica che fu, finché durò, il più grande segreto della storia.

La segretezza arrivò con l’energia nucleare, come una voglia sulla pelle, e, in effetti, per 10 anni dopo che la prima bomba A venne sganciata su Hiroshima nell’agosto 1945, essa rimase una tecnologia militare segreta, nonostante il successivo sviluppo da parte prima dei russi e poi degli inglesi. L’Inghilterra costruì un paio di reattori atomici a Windscale sulle coste della Cumbria, che produssero plutonio (come prodotto della fissione), il materiale usato nella prima arma nucleare inglese. Questa fu fatta esplodere al largo della costa dell’Australia nel 1952. E fu in uno di questi reattori che si verificò il primo incidente nucleare davvero grave del mondo: l’incendio di Windscale dell’ottobre del 1957. Il nucleo del reattore, fatto di grafite, catturò la luce, si fuse e bruciò notevoli dosi di combustibile all’uranio, rilasciando enormi quantità di radioattività. Fu la calamità nucleare più grave fino a Chernobyl 30 anni dopo, ma il governo britannico fece di tutto per minimizzare la sua importanza, provando dapprima a tenerla completamente segreta (i vigili del fuoco del luogo non furono avvisati per 24 ore) e mantenendo il rapporto ufficiale completamente confidenziale fino al 1988.

Doveva essere il primo dei tanti allarmi e insabbiamenti nucleari dello stesso genere a Windscale. Nel 1976, ad esempio, il segreto che circondava un’enorme fuga di acqua radioattiva fece infuriare, quando lo venne a sapere, l’allora Ministro delle Tecnologie Tony Benn, che appoggiava l’energia nucleare. Ma coperture simili accadevano in tutto il mondo.

Allo stabilimento americano di armi atomiche di Rocky Flats, in Colorado, si verificarono numerosi incidenti che coinvolsero materiale radioattivo che veniva tenuto segreto da oltre 40 anni, dagli anni ’50 agli ’80. In Russia, la provincia di Chelyabinsk, appena a est degli Urali, ospitava un enorme complesso di armi atomiche, che fu luogo di tre grandi disastri nucleari: lo scarico di scorie radioattive, l’esplosione di un’unità di contenimento dei rifiuti negli anni ’50, e una grande fuga di polvere radioattiva nel 1967. Si stima che circa mezzo milione di persone nella regione furono colpite da radiazioni in uno o più degli incidenti, esponendole a livelli 20 volte superiori a quelli subiti dalle vittime di Chernobyl. Di nessuno di loro, naturalmente, fu all’epoca data comunicazione. Ora spesso si definisce Chelyabinsk come “uno dei luoghi più inquinati del pianeta”.

Quando torniamo al Giappone, sul nucleare troviamo la stessa cultura di coperture e bugie. Di particolare interesse è stata la Tokyo Electric Power Company (Tepco), la più grande azienda asiatica, che è proprietaria e gestrice dei reattori colpiti di Fukushima.

La Tepco ha un record davvero pessimo nel dire la verità. Nel 2002, il suo direttore e un gruppo di alti dirigenti avevano dovuto dimettersi in seguito alla diffusione da parte del governo giapponese della notizia che avessero coperto una vasta serie di crepe e altri danni ai reattori, e nel 2006 la società ha ammesso che i dati riguardo ai materiali del liquido di raffreddamento usati nel suo stabilimento erano stati falsificati per lungo tempo.

La scorsa notte è stato comunicato che la International Atomic Energy Agency aveva allertato il Giappone oltre due anni fa sul fatto che forti terremoti avrebbero causato “gravi problemi”, secondo un documento dell’ambasciata americana diffuso da Wikileaks pubblicato da The Daily Telegraph.

Anche Chernobyl, l’incidente nucleare più pubblicizzato del mondo, fu dapprima tenuto nascosto da quella che era l’Unione Sovietica, e tale sarebbe potuto rimanere se uno sbuffo di radioattività che si diffondeva non fosse stato rilevato dagli scienziati in Svezia.

Allora perché lo fanno? Perché l’istinto a nascondere tutto persiste, anche ora, quando il ruolo principale dell’energia nucleare è definitivamente passato da quello militare al settore civile? Forse perché nelle persone c’è un’istintivo e piuttosto comprensibile timore nei confronti dell’energia nucleare stessa, di questa tecnologia che, una volta che divide i suoi atomi, rilascia forze letali.

L’industria nucleare è terrorizzata dal perdere il supporto pubblico, per la semplice ragione che è sempre necessario denaro pubblico per finanziarla. Non è, neanche ora, un settore che può riuscire a mantenersi economicamente con le proprie forze. Quindi quando scopre di avere un problema, la sua prima reazione è di nasconderlo, e la seconda di raccontare bugie al riguardo. Ma la verità alla fine viene a galla, e allora il pubblico crede nel settore anche meno di quanto avesse fatto fino a quel momento, pur avendo ammesso il problema.

Non deve essere per forza così. Un quarto di secolo fa, l’industria nucleare britannica adottò un leader che per alcuni anni trasformò la sua immagine pubblica: Christopher Harding. Era un cittadino aperto e onesto che pensava che la paranoia e il segreto che circondavano l’energia nucleare si dovessero cancellare.

Quando diventò direttore della British Nuclear Fuels, che gestisce lo stabilimento di Windscale, decise di cambiare l’ordine delle cose. La rinominò Sellafield, e, con stupore generale, dichiarò che invece di voltare le spalle imbronciato al pubblico, dovesse invece accoglierlo a braccia aperte. Fece l’impensabile: aprì l’accesso al pubblico!

Harding morì giovane nel 1999, ma fu, durante la sua esistenza, un uomo eccezionale: non solo per il suo carisma e la sua personale gentilezza – era riverito dagli impiegati della Sellafield – ma per la sua visione dell’industria nucleare che avrebbe fatto meglio ad affrontare i propri problemi con la trasparenza e l’onesta, anziché attraverso l’offuscamento e l’inganno. Ma era, sfortunatamente, l’eccezione che conferma la regola.

Il resto dell’industria nucleare è stato occultato così a lungo, ed è stato colto nelle sue stesse bugie così spesso, che l’opportunità di una fiducia potrebbe essere ormai sfumata. Anche se, come sospetto, il governo giapponese sta provando ad affrontare i problemi di Fukushima con ragionevolezza, non è assolutamente certo che la gente crederà a qualsiasi cosa esso dica riguardo al risvolto nucleare della catastrofe che ha colpito la nazione.

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