News del 25 Gennaio 2019

In uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Science Advances un’infezione gengivale è risultata essere un potenziale fattore di rischio del morbo di Alzheimer.

I batteri Porphyromonas gingivalis, noti come Pg, portano alla parodontite, causando un’infiammazione cronica e la potenziale perdita di denti.

Questo stesso batterio è stato anche trovato in 51 delle 53 autopsie realizzate sui cervelli dei pazienti affetti da morbo di Alzheimer.

Lo studio è stato realizzato dai dott. Stephen Dominy e Casey Lynch fondatori compagnia farmaceutica Cortexyme che si occupa di sviluppare terapie per alterare il decorso del morbo di Alzheimer. In seguito alle loro scoperte, il team ha anche testato il blocco dei batteri nei topi iniettando piccole molecole che avevano come bersaglio il Pg per inibirlo, e ha scoperto che poteva ridurre la neurodegenerazione nel cervello, mostrando un nuovo modo di combattere il morbo di Alzheimer.

Quando il gruppo di ricerca ha infettato i topi contagiati da Pg, è stato osservato nel cervello un aumento della beta amiloide – la placca associata alla malattia di Alzheimer.

Cercando di fermare l’accumulo dei batteri Pg, il team ha progettato piccoli inibitori di molecole che miravano agli enzimi gengivali tossici. Con una serie di esperimenti, i ricercatori hanno dimostrato che un composto, COR388, è stato in grado di ridurre il carico batterico di una infezione cerebrale da Pg nei topi. Ciò significa che i neuroni dell’ippocampo, la parte del cervello responsabile della memoria, erano protetti.

Il dottor Lynch ha affermato che studi precedenti hanno stabilito un legame tra malattia paradontale e Alzheimer. Questa nuova ricerca osserva un legame molto significativo tra l’Alzheimer e l’infezione orale.

Lo studio afferma anche che le donne anziane con malattie gengivali sono più a rischio di morte precoce.

James Pickett, capo ricercatore presso la UK Alzheimer’s Society, non coinvolto nella nuova ricerca, aggiunge che questo studio dimostra che l’infezione può causare danni alle cellule del cervello, ma non è ancora chiara la prova che possa provocare il morbo di Alzheimer.

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza, caratterizzata da una perdita di memoria che peggiora nel tempo. Si ritiene che la condizione sia causata da un accumulo di placche di beta amiloide e di grovigli neurofibrillari nel cervello. Finora, non esiste una cura per la malattia.

I Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno stimato che nel 2014 ben 5 milioni di americani convivono con il morbo di Alzheimer.

Nel Regno Unito secondo l’Alzheimer’s Society sono 850.000 persone.

Gli studi precedenti hanno dimostrato che i pazienti con malattia di Alzheimer con infezione orale hanno mostrato un declino cognitivo nell’arco di sei mesi maggiori rispetto ad un altro gruppo di pazienti con malattia di Alzheimer senza infezione.

Sono necessarie ulteriori ricerche cliniche in questo campo.

La compagnia farmaceutica Cortexyme ha completato lo studio di primo livello per testare la sicurezza del composto COR388 negli esseri umani. Nove adulti con Alzheimer hanno ricevuto una serie di dosi del composto per la durata di 28 giorni che è stato ben tollerato e durante i test cognitivi hanno mostrato risultati migliori rispetto a un altro gruppo che non ha ricevuto il trattamento.

Nel 2019, comunica Cortexyme, prevede di condurre più studi su COR388 in oltre 500 persone con morbo di Alzheimer da lieve a moderata.

Fonte: edition.cnn.com

Traduzione a cura della redazione di coscienza.org – Marisa Menna